Con percentuali di cancellazioni che, secondo alcune stime, viaggerebbero intorno al 20%, è a rischio il resto dell’estate turistica siracusana
La chiamano “tempesta perfetta”, ma neanche un goccio di pioggia è stato versato. Anzi, a dirla tutta, il mix di catastrofi più o meno eccezionali che sta rischiando di mandare a gambe per aria le previsioni di un boom turistico ai livelli pre-covid parte proprio con un’ondata di caldo torrido, non un evento inedito per la Sicilia ma, ogni volta, sempre più difficile da affrontare sotto vari punti di vista.
Prima catastrofe: gli incendi
Il vento forte e caldissimo, le sterpaglie mai curate, la distrazione (di pochi) ma soprattutto la delinquenza dei tanti piromani che pensano di ottenere chissà quali vantaggi dall’incendio della vegetazione, un mix perfetto per rendere l’isola – e i dintorni di Siracusa – un vero e proprio inferno. Fatto puntualmente accaduto, come ogni estate.
Seconda catastrofe: i blackout
Il caldo eccezionale ma non certo imprevedibile fa fondere e in molti casi incendiare i cavi delle cabine di distribuzione elettrica, il risultato sono blackout frequenti, ripetuti e gravissimi che in situazioni estreme hanno impiegato settimane per la completa risoluzione. Migliaia di siciliani, inclusi ovviamente i siracusani, sono rimasti senza luce e quindi senza potersi rinfrescare, senza acqua e senza ascensore – si pensi a chi ha difficoltà di deambulazione – per giorni, con temperature da deserto africano. Centinaia le squadre di intervento chiamate al lavoro, ma di base soffriamo, tanto per cambiare, un’infrastruttura inadeguata.
Terza catastrofe: l’incendio di Fontanarossa
All’inizio sembrava un piccolo focherello, con pochi danni, magari facilmente gestibile con qualche disagio in pochi giorni. E invece, l’aeroporto di Catania, il punto di snodo turistico di tutta la Sicilia Orientale, quello che doveva trasportare migliaia di turisti a Siracusa, è letteralmente collassato. Comunicazione insufficiente, scali alternativi impreparati (Comiso), saturi (Palermo) o lontanissimi (Trapani), incertezza per tutti i voli, data di riapertura mai comunicata, soluzioni che sembrano improvvisate di giorno in giorno. Un danno forse incalcolabile e che anche in caso di prossima riapertura, faticheremo tantissimo per poter riassorbire.
Quarta catastrofe: la stampa internazionale
“Mediterraneo a fuoco e fiamme”, titola così il quotidiano francese Liberation; “Sicilia insicura, scarsamente attrezzata per far fronte al caldo estremo e persistente e vista l’architettura antica, in particolare nelle zone di attrazione turistica, e l’assenza di aria condizionata in molti edifici» scrive il New York Times. Vere e proprie “coltellate” mediatiche per chi, ormai da tempo, si era abituato ad articoli quasi esclusivamente elogiativi. Scontrarsi con la realtà però è duro e la reazione d’orgoglio della giunta Schifani, lo diciamo senza possibilità di smentita, è stata in molti casi più imbarazzante degli articoli letti.
Ci sono ancora margini per poter salvare il salvabile? Probabilmente la risposta a questo quesito, certamente non facile, passa dal ritorno alla normalità dell’aeroporto di Fontanarossa, “condicio sine qua non” per poter parlare di ripartenza, ma è tutta la filiera turistica che deve ripensare l’approccio, finendola di “campare di rendita” e lavorando per limare i punti di debolezza, esaltando al contempo quelli di forza di una terra che, al di là della retorica stantia del “cielo, cibo e mare”, resta comunque uno dei luoghi da visitare più belli del mondo.
L’accorato appello di Pippo Rosano, presidente di Noi Albergatori, al ministro per il Turismo Daniela Santanchè
Cara ministro Daniela Santanchè,
le scrivo come cittadino italiano e nel ruolo che ricopro, per informarla che gli albergatori siciliani, e con essi tutto il comparto turistico, grazie al buon andamento registrato sino a metà luglio, confidavano di annoverare il 2023 come un anno record per il turismo isolano. Le ottimistiche previsioni (sarà ancora così?), ipotizzavano di sfiorare i 18 milioni di pernottamenti, con una forte prevalenza di turisti stranieri stimati in un +52% rispetto al 2022 e + 137% sul 2021, a fronte dei 14.783.156 soggiorni sommati lo scorso anno. Lo slancio della domanda turistica nei primi sei mesi di quest’anno ha, inoltre, determinato un sostanzioso incremento di oltre 25 mila nuovi posti di lavoro. Dato rilevante per l’elevato tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile che registra la Sicilia. Ebbene, la vorrei informare che il rovinoso incendio all’aeroporto di Catania sta compromettendo le speranzose aspettative degli operatori del settore i quali, dopo gli anni di pandemia, vagheggiavano di assestare, attraverso il forte incremento dei flussi turistici, una ripresa economica anche per l’intera collettività siciliana.
Le vorrei, inoltre, dar conto che a tutt’oggi, ad oltre due settimane dal rogo, mancano certezze circa la piena operativa dell’aeroporto di Catania e non potendo ulteriormente tacere l’inefficienza dei gestori dello scalo di Fontanarossa, incapaci di trovare adeguate soluzioni, la informo che, in aggiunta al rilevante danno di immagine, stanno arrivando annullamenti di viaggi che causano copiose cancellazioni di prenotazioni che gli albergatori annotano pure per il mese di agosto e settembre. Un perdita di ricavi tutta da calcolare.
Tenuto conto dei patimenti dei viaggiatori italiani e stranieri con bambini e anziani al seguito, increduli, smarriti, lasciati allo sbando sotto il sole cocente in attesa che qualcuno fornisca loro informazioni circa i voli in partenza e in arrivo, le chiedo:
Cosa sta facendo lei per porre fine al calvario che i viaggiatori stanno subendo?
È informata che l’alternativa offerta per arrivi e partenze è quella di utilizzare gli scali di Trapani, Palermo e Comiso, i quali si stanno rilevando indegne risoluzioni?
È informata che dall’aeroporto di Birgi occorrono da 11 a 12 ore di viaggio in treno per arrivare Catania? E che in pullman occorre lo stesso tempo da Napoli a Milano? Impossibile, dirà lei gentile Ministro. E allora, chieda alla sua collega Marta Fascina, eletta a Marsala, anch’essa latitante in questa fase emergenziale, se le mie affermazioni rispondono al vero.
È informata sul fatto che l’aeroporto di Palermo sta vivendo momenti di caos per l’impossibilità di accogliere i voli diretti a Catania?
È informata che l’aeroporto di Comiso, che in codesta circostanza sarebbe stato di grande utilità, è tenuto sotto scopa dai gestori dell’aeroporto di Catania per ostacolare la libera concorrenza?
È informata che un volo decollato da Francoforte con destinazione Catania è stato “dirottato” a Malta, fustigando i viaggiatori, annientandoli da qualsivoglia credibilità e sicurezza del territorio siciliano? Tanto che il pilota, stizzito, ha anche tracciato un pene con la rotta.
È informata che il Governo siciliano, in forte difficoltà, si è dimostrato incapace di risolvere, oltre la riapertura dello scalo di Catania, la crisi provocata dal calore elevato delle temperature che, superando i 45 gradi, squagliano i cavi elettrici del sottosuolo, privando la collettività siciliana e turisti della fornitura di elettricità e acqua? In tutto ciò l’Assemblea regionale siciliana pensa però di andarsene in vacanza.
È informata che le infrastrutture stradali, autostradali e ferroviarie in Sicilia sono ancora da terzo mondo e che in previsione non ci sono progetti e/o interventi di riqualificazione?
Un’immagine devastante quella che, in questi giorni, la Sicilia turistica sta veicolando a livello internazionale agli occhi di chi desidera o ha scelto di trascorrere una vacanza nella nostra isola, pretestuosa di divenire attrattiva destinazione turistica. Noi siciliani, cara ministro, siamo abituati a patire inefficienza e improvvisazione dai governanti e per indole siamo pronti a rassegnarci alle avversità: gli italiani del nord Italia e soprattutto gli stranieri no.
Il dato più preoccupante è che la lunga e tormentata riapertura dell’aeroporto di Catania sta mettendo a rischio il futuro turistico della Sicilia, compromettendo gli sforzi degli imprenditori del settore che faticosamente realizzano annualmente la “domanda” turistica, andandosi a procacciare i flussi dei viaggiatori in Italia e all’estero, nonché proponendo un’eccellente e premiata “offerta” per accrescere il benessere economico della nostra isola, che con il turismo “ci vive”.
In conclusione, cara ministro, le formulo un appello. Non appena il calvario dell’aeroporto di Catania segnerà la piena ripresa dei voli, la invito a intervenire: intervenire presto, affinché non sia troppo tardi per ulteriormente rovinare la già penosa Sicilia turistica di cartapesta. Intervenga, si adoperi per migliorare e recuperare la compromessa immagine agli occhi di tour operator e turisti: promuova una mirata campagna stampa a favore della nostra Isola. Per il ruolo che le compete, lo faccia però rapidamente e con serietà, senza chiacchiere, parole al vento o vaneggianti annunci di cui non abbiamo proprio bisogno.












