Due uomini in stato di ebbrezza hanno opposto resistenza e minacciato i militari intervenuti dopo una segnalazione al 117 per manovre pericolose in mare, tentando più volte di salire a bordo della motovedetta della Finanza.
Sono scappati e poi hanno inveito contro i finanzieri. E’ stato un pomeriggio infuocato quello di domenica a Capo Zafferano. Una motovedetta della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Palermo è intervenuta dopo una segnalazione al 117: un acquascooter con due persone a bordo prive di casco stava effettuando manovre ad alta velocità pericolose per gli altri diportisti presenti in zona.
Alla richiesta di fermarsi, il conducente del mezzo ha ignorato l’alt dei militari dirigendosi verso un’imbarcazione nelle vicinanze. Il controllo è stato esteso anche a quell’unità da diporto, ma gli occupanti hanno opposto resistenza fin dai primi momenti. La situazione è rapidamente degenerata: i presenti sull’imbarcazione e il conducente dell’acquascooter hanno iniziato a minacciare l’equipaggio della Finanza, tentando ripetutamente di salire a bordo della motovedetta militare. Nel frattempo, l’acquascooter compiva manovre evasive che hanno messo a rischio l’incolumità dei militari e degli altri diportisti.
L’intervento di una seconda unità navale della Guardia di Finanza ha permesso di riportare la situazione sotto controllo, mettere in sicurezza l’area e prestare assistenza a una donna incinta presente durante le fasi più concitate dell’operazione.
Al termine degli accertamenti, due uomini sono stati arrestati in flagranza per violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, con l’aggravante di aver agito in luogo pubblico e in concorso. I test alcolemici hanno rilevato valori superiori ai limiti consentiti dalla legge per entrambi; uno dei due è stato inoltre segnalato all’autorità giudiziaria per ubriachezza manifesta in luogo pubblico.
Il 23 giugno, su richiesta della Procura della Repubblica di Termini Imerese, diretta dal procuratore Angelo Vittorio Cavallo, il giudice ha convalidato gli arresti al termine del giudizio direttissimo condotto dal pubblico ministero Manfredi Lanza, disponendo per entrambi gli indagati la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.





