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Melilli celebra Giulio Emanuele Rizzo con una Giornata di Studi di alto profilo scientifico

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L’evento, promosso da Italia Nostra in occasione del 160° anniversario della nascita e del 75° della morte del celebre archeologo, ha messo al centro il ruolo di Rizzo nell’archeologia italiana del primo Novecento

Nell’ambito delle Giornate Europee dell’Archeologia 2025 e in occasione del 160° anniversario della nascita e del 75° della morte del celebre archeologo Giulio Emanuele Rizzo, si è svolta a Melilli, sua città natale, una partecipata Giornata di Studi organizzata dalla sezione locale di Italia Nostra. L’evento, ospitato nel Palazzo della Cultura, ha rappresentato un momento di riflessione pubblica e di divulgazione scientifica, dedicato alla figura e all’eredità di uno dei più eminenti studiosi dell’archeologia italiana del primo Novecento.

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali della Presidente della Sezione di Italia Nostra Melilli, Nella Tranchina, della Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Melilli, Angela Fontana, della Presidente di Italia Nostra Siracusa e Consigliera nazionale, Liliana Gissara, e di Violante Valenti, Direttore Artistico della Fondazione Pino Valenti e discendente diretta di Rizzo.

Molto apprezzato il toccante audio-messaggio di Violante Valenti, che ha portato i saluti alla comunità melillese, ricordando affettuosamente la figura dell’archeologo, definito “principe per quella nobiltà di intenti, valori e affetti che caratterizzavano il suo essere”. Valenti ha inoltre richiamato la memoria delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Rizzo nel 2015, quando il padre, Pino Valenti, annunciò la volontà di donare alla città il proprio patrimonio artistico per fondare una Fondazione oggi in fase di allestimento, con un Museo che ospiterà l’unica collezione permanente di scenografia contemporanea del Sud Italia.

Nel suo intervento, la prof.ssa Angela Fontana ha ricordato che la scuola media di Melilli porta il nome di Giulio Emanuele Rizzo fin dal 1953, anche se l’intitolazione era andata persa a seguito di accorpamenti scolastici, per poi essere ripristinata nel 2014/15 sotto la sua dirigenza.

La prof.ssa Liliana Gissara, presidente di Italia Nostra Siracusa, ha sottolineato il ruolo fondamentale dei piccoli centri nel generare figure di rilievo nella cultura nazionale, ricordando anche l’impegno della sezione siracusana per la ristampa anastatica del prezioso studio di Rizzo sul teatro greco di Siracusa.

Nel suo intervento introduttivo, Nella Tranchina ha definito Rizzo come “una delle personalità più eminenti dell’archeologia italiana e figlio illustre della nostra comunità”, ricordando anche come egli fu maestro e mentore di Umberto Zanotti Bianco, fondatore e primo presidente nazionale di Italia Nostra.

Il convegno, curato dal prof. Giuseppe Immè (assente per motivi personali), ha proposto una nuova lettura della figura di Rizzo attraverso un ricco epistolario inedito. Le lettere indirizzate a figure centrali come Paolo Orsi, Luigi Pigorini, Emanuele Gabrici, rivelano il ruolo di Rizzo – definito “Il principe degli Archeologi” da Franz Cumont – nella cultura scientifica italiana ed europea del primo Novecento.

Il contributo del prof. Immè, letto dalla dott.ssa Licia Saraceno, segretaria della sezione melillese di Italia Nostra, ha illustrato il carteggio con Paolo Orsi: 214 lettere che raccontano decenni di amicizia e collaborazione scientifica.

Il prof. Massimo Cultraro ha analizzato il rapporto complesso con Luigi Pigorini, fatto di collaborazione e momenti di conflitto, ma anche di umana vicinanza durante il periodo della Grande Guerra.

Il prof. Giovanni Polizzi ha discusso della corrispondenza con Emanuele Gabrici, durata oltre cinquant’anni, rivelando aspetti intimi di Rizzo e il suo coinvolgimento nei cambiamenti politici e sociali del Novecento italiano.

Altri contributi hanno approfondito temi di archeologia e ricerca sul campo. Il dott. Lorenzo Guzzardi ha presentato l’interpretazione che Rizzo diede del teatro greco di Siracusa, in particolare del settore superiore (katatomé), concepito come spazio sacro alle Muse. Lo studio, vincitore di un concorso dell’Accademia dei Lincei nel 1916, resta tuttora un punto di riferimento.

Il prof. Giovanni Di Stefano ha portato una riflessione su Camarina, evidenziando la presenza documentata di stranieri e mercenari e aprendo a considerazioni sul ruolo degli “altri” nel mondo antico.

I lavori sono stati moderati dal dott. Alberto Limoli, referente del settore educazione della sezione melillese di Italia Nostra, in sostituzione del prof. Frasca. Nel suo intervento, Limoli ha parlato di “un’eredità viva”, sottolineando come la figura di Giulio Emanuele Rizzo non sia soltanto quella di un archeologo di fama, ma anche di un intellettuale militante, capace di lasciare un’impronta duratura nelle istituzioni scientifiche, nei musei e nelle università italiane.

La giornata è inserita nel programma ufficiale delle Giornate Europee dell’Archeologia 2025, promosse dal Ministero della Cultura, e nelle celebrazioni per il 70° anniversario di Italia Nostra, a conferma dell’importanza delle iniziative culturali che nascono anche nei piccoli centri come Melilli, capaci di offrire contributi autentici e di qualità al dibattito nazionale.

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