Se c’è un argomento della vita pubblica verso il quale i cittadini ormai non riescono più a trovare sorprese (o sgomento, se preferite), quello è probabilmente la politica, specie nelle sue articolazioni locali
La fine delle categorie ottocentesche della “destra” e della “sinistra”, teorizzate ormai da decenni ma che spesso sembrano più una sorta di giustificazione per qualunque tipo di inciucio possibile e immaginabile, non ha comunque impedito di utilizzare gli ormai vetusti termini, seppur mitigati dal prefisso “centro”, come una sorta di patente di riconoscimento, una guida per il popolo che pur restando sovrano, non sempre è attento a certe dinamiche, con lo sguardo spesso sospettoso verso chi si professa esponente del “civismo”.
Civico ok, “ma a cu appattene?” si chiede l’elettore medio siciliano guardando ad una lista e ai suoi candidati, ossia, per i non “sicilianofoni”, “a quale area politica fa riferimento?”.
Ma la risposta a questa domanda, soprattutto se si parla di MPA, non è cosa facile, anzi, a dirla tutta, è dannatamente complicato.
L’MPA non può certamente essere definito un movimento puramente civico, per la sua stessa natura di partito comunque strutturato ed esistente ormai, con alterne fortune, da quasi vent’anni.
A livello regionale, gli autonomisti si professano coerenti con i valori del Centrodestra e supportano attivamente il governo Schifani. E fin qui, diciamo, la situazione resta abbastanza chiara.
Diversa – e molto più complicata – si fa la storia quando ci si addentra nei capillari filamenti della politica locale, laddove tutto – e il contrario di tutto – hanno lo stesso valore e la stessa dignità politica.
Così, in una Giunta che si professa di Centrosinistra come quella di Siracusa – ma che non include il maggior partito di Centrosinistra, ovvero il PD – arriva il supporto di un partito che si professa di Centrodestra, che aveva formalmente sostenuto un altro candidato a sindaco e che al momento di sedersi in consiglio comunale sui banchi dell’opposizione, così come aveva deciso il popolo sovrano di cui sopra, trova più comodo accomodarsi in quelli della maggioranza, lasciando gli (ex?) alleati di centrodestra incazzati, frustrati e pure un tantino disorientati.
Chi scrive, a scanso di equivoci, è uno dei maggiori difensori dell’articolo 67 della Costituzione, ovvero quel famoso “divieto di mandato imperativo”, valido formalmente soltanto per i parlamentari ma che giustamente si estende a tutte le cariche elettive. La libertà dei rappresentanti eletti è e deve restare sacra e totale, ma tale libertà non può essere confusa con altri atteggiamenti, quali l’incoerenza, la spregiudicadezza, la ricerca spasmodica del successo personale. Il rischio è quello di far disinnamorare ancora di più il cittadino elettore della politica, perché il suo voto, di fatto, diventa soltanto un mezzo per arrivare al potere, non il metodo per eleggere un rappresentante delle proprie idee e opinioni. Perché se ti ho votato per fare l’opposizione, trovarti nella maggioranza potrei anche non apprezzarlo…
Ma il caso di Siracusa rischia di non essere il solo. A Pachino, città problematica, le cui dimissioni del sindaco hanno costretto ad una tornata di elezioni amministrative anticipate, stiamo assistendo al suicidio politico del Centrosinistra, con il PD spaccato al quale, come ad un M5S qualunque (il cui simbolo è una proprietà privata, lo ricordiamo), viene ritirato il simbolo perché presenta due candidati espressi da due aree diverse; ma ancora peggio riesce a fare il Centrodestra, che esprime addirittura tre candidati, uno per partito, anche se, ad onor di cronaca, almeno Fratelli D’Italia nella sua dichiarazione alla stampa aveva provato a tendere la mano alle altre liste.
In questa tremenda confusione, l’MPA è riuscito comunque nell’intento di far arrabbiare quasi tutti, decidendo di supportare Barbara Fronterrè, una dei due candidati del PD-NON PD spaccato di Pachino (l’altro è Emiliano Ricupero). Con due candidati del centrodestra già in campo, quello di FdI, Sebastiano Fortunato, e quello di Forza Italia, Giuseppe Gambuzza, l’MPA non solo non ne sceglie uno, ma decide di appoggiare la candidata del Centrosinistra, conclamando così una sorta di “exit strategy” dal Centrodestra locale.
Le battaglie a colpi di comunicati stampa e minacce di querele dei giorni scorsi, in particolare proprio tra FdI e l’MPA, hanno rappresentato una pagina triste per la politica siracusana e soprattutto per il Centrodestra, formalmente maggioranza in città ma oggi spaccato (o boicottato?) in nome di una ricerca del potere figlia di un civismo non autentico, ma del tutto costruito e posticcio.
In questi anni i cittadini hanno dovuto digerire di tutto e, ne siamo sicuri, digeriranno pure questa, ma forse di fronte all’ennesimo giro di parole utilizzato per giustificare azioni politiche incoerenti se non proprio spregiudicate, è arrivato il momento di fermarsi un attimo e tornare a ragionare di Politica vera, quella con la P maiuscola, intesa non come accentramento di potere ma come servizio.
Il rischio è ovviamente quello di cadere nella retorica, ma forse anche un pizzico in più di retorica e qualche grammo in meno di “realpolitik” potrebbero essere una buona ricetta per provare a salvare almeno il salvabile.









