Dalle coste dell’Agrigentino ai palcoscenici mondiali: la giovane stella del pattinaggio, belga di passaporto ma siciliana nel cuore, incanta il pubblico alle Olimpiadi Invernali
Non è solo una questione di punteggi o di classifiche, ma di radici che sanno sfidare il gelo. Nina Pinzarrone, l’astro nascente del pattinaggio di figura europeo, ha portato un pezzo di Sicilia sul ghiaccio olimpico, conquistando un prestigioso tredicesimo posto nella finale del singolo femminile. Una prestazione che profuma di riscatto e di una storia familiare che attraversa l’Europa.
Sebbene gareggi sotto la bandiera del Belgio, il legame di Nina con l’Italia è viscerale. Suo padre, Mario, lasciò anni fa il borgo di Siculiana in cerca di fortuna, ma non ha mai reciso il cordone ombelicale con la propria terra. Quella “grinta sicula” è diventata il marchio di fabbrica della pattinatrice, un mix esplosivo di eleganza tecnica e determinazione agonistica che le ha permesso di competere ad armi pari con le giganti della disciplina.
Il risultato olimpico non è frutto del caso. Nina Pinzarrone è reduce da una stagione straordinaria che l’ha vista salire sul podio (terzo posto) al Women Single Skating 2025 di Tallinn, confermando una crescita costante figlia di disciplina ferrea.
Mentre Nina danzava tra i riflettori olimpici, a Siculiana il tempo si è fermato. I circa 9.000 abitanti del borgo agrigentino si sono stretti attorno alla loro “figlia d’adozione”. Il sindaco Damiano Zambito ha sintetizzato il sentimento della comunità con parole cariche di commozione: “Nina è la nostra vittoria. Rappresenta l’eccellenza di una Siculiana che non conosce confini geografici”.
La parabola dei Pinzarrone è lo specchio di tante famiglie emigrate: una storia di sacrifici che oggi trova il suo compimento nel riflesso dei pattini di Nina. Con questo tredicesimo posto, la giovane atleta non ha solo scritto una pagina di sport, ma ha ricordato al mondo che si può appartenere a una nazione e, contemporaneamente, portare nel cuore il calore di un’isola lontana.







