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Gela, Maxi sequestro da 50 milioni nel settore ittico: colpita organizzazione mafiosa

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Guardia di Finanza sequestra patrimonio di Emanuele Catania legato al clan Rinzivillo: operazioni tra Italia e Marocco nel commercio di pesce

Un sequestro di beni per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro nei confronti di Emanuele Catania, imprenditore gelese attivo nel commercio di prodotti ittici, è stato effettuato dalla guardia di finanza. L’operazione ha interessato un patrimonio articolato su più continenti, con ramificazioni operative tra Italia e Marocco.

Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Caltanissetta su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha riguardato oltre 40 immobili, veicoli, conti correnti, quote societarie, imbarcazioni da pesca e complessi aziendali. Le indagini patrimoniali hanno coinvolto 45 soggetti tra persone fisiche e giuridiche, ricostruendo una rete societaria e familiare sviluppatasi nel periodo 1985-2022.

Catania è stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa, riconosciuto come elemento di riferimento della famiglia Rinzivillo, articolazione territoriale di Cosa Nostra operante a Gela. La sentenza di primo grado aveva inizialmente assolto l’imprenditore, ma la Corte d’Appello di Caltanissetta ne ha riconosciuto la colpevolezza, pronuncia confermata dalla Cassazione nel febbraio 2024.

Il rapporto tra Catania e il clan Rinzivillo, documentato dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, risale agli anni Ottanta e si sarebbe consolidato attraverso reciproci vantaggi economici. L’imprenditore avrebbe beneficiato della protezione mafiosa per le proprie attività commerciali, mentre il gruppo criminale utilizzava le sue strutture aziendali per riciclare proventi illeciti.

Particolare rilevanza assume l’espansione delle attività verso il Marocco, dove Catania aveva acquisito il controllo della società Gastronomia Napoletana, operazione che si inseriva nel più ampio progetto di estensione del commercio ittico verso i mercati nordafricani. Questa strategia rifletteva l’interesse comune di imprenditore e organizzazione mafiosa nell’espandere i propri affari nella sponda africana del Mediterraneo.

Gli accertamenti patrimoniali hanno rivelato una evidente sproporzione tra i redditi dichiarati dai nuclei familiari coinvolti e l’incremento patrimoniale registrato, particolarmente marcata nel periodo 1998-2007. Gli investimenti rilevati non risultano supportati da fonti lecite di reddito, configurandosi come reinvestimento di disponibilità finanziarie di origine sospetta.

Nel sequestro è coinvolto anche Antonino Catania, fratello dell’imprenditore condannato, quale “terzo interessato” per la formale intestazione di parte dei beni. L’operazione ha beneficiato del supporto del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo per il sequestro delle imbarcazioni.

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