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Sicilia, Ars boccia digitalizzazione comuni, tra i franchi tiratori Gennuso: “Voto tecnico non politico”

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Figuraccia sul ddl Enti Locali: 33 no e un solo sì all’articolo 10. Rinvio a martedì 17 febbraio

La norma sulla digitalizzazione dei Comuni è stata bocciata ieri dall’Assemblea regionale siciliana. Sui 34 presenti in Sala d’Ercole, in 33 hanno votato “no” e un solo “si” della presidente di turno, la deputata Luisa Lantieri. La conseguenza non è solo la bocciatura dell’articolo ma un rinvio che rischia di compromettere l’intera riforma. I tempi potrebbero non essere più sufficienti per una prima applicazione in occasione della tornata amministrativa della prossima primavera.

Una debacle che, dal punto di vista politico, ha messo in imbarazzo la maggioranza, principalmente per i nomi dei franchi tiratori che sono venuti fuori, tra cui quello del deputato siracusano, Riccardo Gennuso.

Ma il parlamentare di Forza Italia ha difeso il voto contrario definendolo tecnico e non politico. «Credo che sul voto di ieri relativo alla norma sulla digitalizzazione degli archivi comunali – ha dichiarato Gennuso – sia stata costruita una polemica inutile e pretestuosa. Come altri colleghi, anche della maggioranza, ho ritenuto che la disposizione fosse superflua, replicando norme già in vigore».

«Il collega Abbate – ha proseguito Gennuso, riferendosi al deputato relatore della norma – prima di rilasciare frettolose dichiarazioni alla stampa, dovrebbe chiedersi il perché di questo voto contrario. Il tema resta delicato e merita un approfondimento responsabile: la digitalizzazione è un obiettivo condiviso, ma va attuata con strumenti e tempi adeguati per garantire un’applicazione sostenibile».

Ancora più duro il collega di partito Nicola D’Agostino, sempre di Forza Italia. «L’articolo 10 del Ddl Enti Locali è una norma inutile, fuorviante e pleonastica, meglio votare contro che ritirare vigliaccamente il tesserino, neppure fossimo noi l’opposizione. Abbate sembra disorientato e ha portato la maggioranza a sbattere, perché era già chiaro in conferenza dei capigruppo che c’erano troppe divisioni interne al Centrodestra su quasi tutti gli articoli del testo».

Salvo Tomarchio, altro forzista, da la colpa al voto segreto e riflette «sull’opportunità e necessità di rivedere questo strumento parlamentare – spiga il deputato – Al di là del caso specifico e delle motivazioni del voto sull’articolo 10, rispetto al quale alcuni colleghi hanno pubblicamente espresso perplessità che rientrano nella legittima libertà d’azione che spetta a ciascun parlamentare, è innegabile che non si può più rinviare una revisione di questo strumento, che deve essere limitato esclusivamente ai casi nei quali il voto è collegato a questioni etiche. È un tema che riguarda tanto la maggioranza quanto l’opposizione, perché collegato alla trasparenza dei comportamenti degli eletti, i quali devono sempre rispondere del proprio operato senza nascondersi dietro sotterfugi». 

In attesa di capire quali siano gli equilibri e i retroscena sul voto del Ddl, si dovrà attendere sino a martedì per capire se si troverà un accordo o se la riforma degli Enti Locali sia destinata a naufragare definitivamente.

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