I residenti denunciano da anni una situazione di abbandono tra recinzioni divelte sterpaglia non rimossa e cumuli di rifiuti mentre restano senza risposta le richieste di intervento inviate
Un muro pericolante, un cancello mancante, una recinzione divelta e cumuli di rifiuti sparsi sia dentro che fuori un’area privata. Non c’è verso, da anni (decenni) quell’angolo della strada del Forte, che collega la strada provinciale Pachino – Noto alle spiagge della Spinazza a Marzamemi, è diventata una vera e propria discarica. Al margine di una delle strade più trafficate dell’intera zona sud, lo spettacolo è disarmante: quintali di rifiuti, vecchi mobili abbandonati, elettrodomestici e quant’altro.
Tra le altre criticità, in un tratto della stessa strada, proprio in prossimità della curva, poco più avanti della discarica, manca la scerbatura e la vegetazione secca rappresenta un pericolo sia per la viabilità che per il rischio incendi, in un periodo critico come quello estivo.
A più riprese i cittadini, insieme all’associazione Borgo Sostenibile, hanno inviato segnalazioni formali all’ufficio competente del Comune di Noto, comunicazioni certificate volte a sollecitare un intervento di messa in sicurezza dell’area e di bonifica dai rifiuti accumulati. Nonostante ciò, anche quest’anno nessuna azione risulta essere stata intrapresa, lasciando irrisolto un problema che unisce il degrado ambientale al rischio per l’incolumità pubblica.
Alle criticità legate alla singola area si aggiungono ulteriori disservizi segnalati lungo il litorale. I residenti denunciano infatti l’assenza dello spazzamento nel tratto compreso tra la diga e l’intero lungomare Spinazza, oltre alla mancata fornitura di contenitori per i rifiuti in quella stessa zona costiera, elementi che secondo le segnalazioni rientrerebbero tra gli obblighi previsti dal capitolato di servizio ma che risultano di fatto disattesi.
Residenti e proprietari delle abitazioni chiedono interventi tempestivi all’amministrazione comunale netina, guidata dal sindaco, Corrado Figura.










