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L'intervento

Eolico offshore ad Augusta, i dubbi di SI: “Vera opportunità per il territorio o solo business?”

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Il segretario provinciale Sebastiano Zappulla accoglie con favore la designazione del porto megarese come hub per le energie rinnovabili: “Che fine faranno le bonifiche del SIN Priolo e i 500 metalmeccanici licenziati nel 2025?”

La recente designazione del porto di Augusta come hub nazionale di riferimento per l’eolico offshore rappresenta indubbiamente una svolta storica per l’economia della provincia. Tuttavia, dietro l’entusiasmo per i 50 milioni di euro in arrivo, iniziano a emergere pesanti interrogativi politici e sociali sulle reali ricadute di questo maxi-progetto per la comunità locale.

A sollevare il velo sui “non detti” dell’operazione è Sebastiano Zappulla, segretario provinciale di Sinistra Italiana-Avs Siracusa, che attraverso una nota ufficiale analizza luci e ombre della transizione energetica nel polo petrolchimico.

Zappulla parte da una premessa chiara: il settore della green economy è un’opportunità irrinunciabile che guarda al futuro, alla decarbonizzazione e alla sostenibilità.

«Implementare l’offshore nella zona industriale di Siracusa, nello specifico nell’area di Punta Cugno – spiega il segretario di SI – vuol dire dotarsi di strumenti adatti a rimodellare e rilanciare il nostro sistema industriale ancora legato al fossile, in crisi profonda da anni. Significa inserire l’area siracusana tra gli asset strategici europei nel campo dell’energia verde e dell’autonomia nazionale».

Se l’obiettivo macroeconomico è condivisibile, quello che preoccupa Sinistra Italiana è la totale assenza di dettagli sul piano delle ricadute locali. «Dal governo nazionale e da quello regionale non trapela alcuna notizia, se non un generico ottimismo per i progetti di Augusta e Taranto», denuncia Zappulla.

Per il segretario provinciale, è fondamentale capire se i fondi in arrivo si tradurranno in risanamento ambientale, rilancio occupazionale e sviluppo per l’indotto. A tal proposito, Zappulla pone alle Istituzioni tre domande cruciali:

  • Le bonifiche ferme al palo: Il finanziamento di poco più di 50 milioni di euro consentirà finalmente di riprendere in mano l’annosa e mai risolta questione della bonifica del SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Priolo?

  • Il dramma occupazionale: I circa 500 lavoratori metalmeccanici che nel 2025 hanno tragicamente perso il posto di lavoro potranno essere riassorbiti nei cantieri offshore o nel suo nascente indotto?

  • L’indotto locale: Il progetto è realmente pensato per far crescere l’economia e le piccole e medie imprese del nostro territorio?

«Le risposte a queste semplici domande – conclude Zappulla – ci diranno se con il settore offshore è possibile pensare di costruire un pezzo di futuro per questo territorio, o se invece la green economy si rivelerà solo ed esclusivamente un’altra occasione di business ad appannaggio esclusivo delle grandi aziende».

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