Palazzo Chigi boccia le norme dell’Ars: “Violata la concorrenza”. A rischio i fondi per imprese e balneari
Il Consiglio dei Ministri ha ufficialmente impugnato la legge della Regione Siciliana che stanziava 40,8 milioni di euro per i ristori, trasformando un aiuto atteso in un pericoloso “pasticcio” burocratico e costituzionale.
Per le zone costiere del siracusano, da Fontane Bianche a Marzamemi, il rischio è doppio: non solo lo stop ai nuovi fondi, ma il paradosso di dover restituire quanto già ricevuto.
Il Governo Meloni ha puntato il dito contro due punti specifici della normativa approvata dall’Ars, ritenuti in contrasto con le leggi statali:
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L’esonero del Durc: La Regione aveva previsto che le imprese colpite potessero ricevere i fondi senza presentare il Documento Unico di Regolarità Contributiva. Una deroga giudicata troppo generica da Roma, che la considera una violazione della tutela della concorrenza e della previdenza sociale.
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Esenzione canoni 2026: Bocciata anche l’agevolazione per i lidi balneari e le attività portuali, che prevedeva lo stop al pagamento dei canoni concessori per l’anno in corso.
Secondo Palazzo Chigi, queste norme creano “effetti distorsivi” rispetto alle altre imprese italiane, rendendo la legge siciliana incostituzionale.
La notizia arriva in un momento critico. Proprio nelle scorse settimane, l’assessorato alle Attività produttive e l’Irfis avevano iniziato a distribuire i primi 7 milioni di euro su oltre 1.200 richieste.
A Siracusa, dove il comparto balneare rappresenta il motore del turismo, l’incertezza è massima. Se la legge dovesse essere abrogata o dichiarata illegittima dalla Consulta, le somme già incassate dagli imprenditori per far fronte ai danni del maltempo potrebbero dover essere restituite o recuperate, mettendo definitivamente in ginocchio aziende che avevano già impegnato quei capitali per le ricostruzioni in vista della stagione estiva.
Ora la Regione si trova davanti a un bivio: resistere davanti alla Corte Costituzionale o fare marcia indietro immediata abrogando i commi contestati. Nel frattempo, i termini per le nuove domande erano stati riaperti appena quattro giorni fa, ma con l’impugnativa del CDM, l’intera procedura rischia un congelamento sine die.
“Le intenzioni erano buone, ma la forma ha tradito la sostanza”, commentano dagli ambienti romani. Per il litorale siracusano, già duramente provato dal clima, questa è una tempesta burocratica che rischia di fare più danni del ciclone stesso.








