Nella nota, unitaria, forte condanna e richiesta di censura: “Un linguaggio del corpo volgare e degradante, è una forma di violenza simbolica e politica”
Le opposizioni unite denunciano un episodio definito “vergognoso” avvenuto durante l’ultima seduta del Consiglio comunale: il consigliere Zappalà si sarebbe lasciato andare a un gesto sessista e offensivo, catturato dalle telecamere ma passato inizialmente inosservato tra i banchi.
La scoperta è avvenuta solo in un secondo momento, grazie alla visione delle registrazioni video della seduta. Secondo quanto riferito dalle minoranze, il gesto è stato compiuto alle spalle di molti presenti, rendendo impossibile un intervento immediato durante il dibattito. La gravità del fatto, tuttavia, resta intatta e accende nuovamente i riflettori sul decoro istituzionale.
Per i gruppi di minoranza, non si tratta di una semplice scivolata di cattivo gusto: «Quel gesto non è una semplice mancanza di educazione. È un gesto sessista perché porta dentro un’istituzione un linguaggio del corpo volgare, allusivo e degradante, che nulla ha a che vedere con il confronto politico e con il mandato di rappresentanza conferito dai cittadini».
Le opposizioni sottolineano come in aula non si rappresenti se stessi, ma un’intera comunità, e che certi comportamenti non possano essere derubricati a momenti di tensione. La nota prosegue con un monito severo: «Il sessismo è una forma di violenza simbolica e politica. È importante che quando entra nelle istituzioni sia riconosciuto, condannato e fermato senza ambiguità».
Non sarebbe la prima volta che il Consiglio comunale di Siracusa diventa teatro di atteggiamenti irrispettosi o volgari. Le opposizioni puntano il dito contro un certo “lassismo” che non considerano più tollerabile in quello che dovrebbe essere il luogo più alto del confronto democratico cittadino.
Per queste ragioni, i firmatari della nota chiedono ufficialmente al presidente del Consiglio comunale, Alessandro Di Mauro, di procedere con una censura chiara dell’episodio. L’obiettivo è un richiamo fermo al rispetto del ruolo istituzionale e della dignità personale, affinché episodi simili non passino più sotto silenzio.






