Il Tribunale di Catania ha disposto la confisca definitiva del patrimonio riconducibile a Salvatore Giuliano, ritenuto a capo del clan attivo nel Siracusano e storicamente legato ai Cappello di Catania, già condannato a ventiquattro anni per associazione mafiosa ed estorsione.
Il Tribunale di Catania, sezione misure di prevenzione, ha disposto la confisca di beni per un valore complessivo di 3 milioni di euro nei confronti di Salvatore Giuliano, attualmente detenuto e ritenuto dagli investigatori il capo del clan omonimo operante tra Pachino e Portopalo. Il provvedimento è stato eseguito dalla Dia di Catania su richiesta congiunta della Procura Distrettuale e della Direzione Investigativa Antimafia, e rappresenta l’evoluzione del sequestro di prevenzione già eseguito il 13 novembre 2024.
Il clan Giuliano è descritto dagli inquirenti come storicamente collegato al clan Cappello di Catania, uno dei sodalizi mafiosi più radicati nell’area etnea. Secondo la ricostruzione del Tribunale, Giuliano avrebbe avviato il proprio percorso criminale in giovane età, costruendo nel tempo un ruolo di vertice all’interno del gruppo. Gli investigatori lo definiscono soggetto di spiccata caratura criminale e di indiscussa pericolosità sociale, con un profilo maturato attraverso reati di associazione mafiosa, estorsioni e delitti contro il patrimonio.
A fare da cardine all’impianto investigativo è stata l’operazione “Araba Fenice”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che avrebbe documentato i legami tra il clan Giuliano e i vertici dei Cappello. Proprio in quell’inchiesta Giuliano era stato condannato dal Tribunale di Siracusa, il 17 gennaio 2022, a ventiquattro anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione.
Gli accertamenti patrimoniali condotti dal Centro Operativo Dia di Catania hanno evidenziato una marcata sproporzione tra il patrimonio riconducibile al soggetto e i redditi dichiarati dal nucleo familiare. Un elemento che ha orientato la sezione misure di prevenzione verso la confisca definitiva.
I beni colpiti dal decreto riguardano in modo significativo il settore agricolo, considerato strategico nell’economia del territorio pachinese. Sono stati confiscati l’intero patrimonio aziendale di un’impresa individuale agricola e il compendio societario di una società di capitali operante nello stesso comparto. A questi si aggiungono quindici immobili tra terreni e fabbricati, rapporti bancari e postali, oltre alla confisca per equivalente della somma di 134.500 euro ai sensi del Codice Antimafia.






