Aggiornato al 16/04/2026 - 18:20
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Verde

Piazza Adda, tornano gli alberi. Gradenigo (L&C): “Ripartiamo da zero con nuove spese”

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Sostituiti i vecchi aceri montani inadatti al clima siracusano. Gradenigo: “come avranno fatto gli uffici a rendicontare al Ministero un progetto di alberatura da 664mila euro fatto di alberi morti?”

Ci sono voluti tre anni, un emendamento e un nuovo capitolo di spesa per rimediare a quello che appare come un clamoroso errore di pianificazione del verde urbano. Piazza Adda torna finalmente ad avere i suoi alberi, riabilitando parzialmente un progetto di infrastrutturazione finanziato dal Ministero dell’Ambiente nel 2021, che si era trasformato in un cimitero di piante inadatte al clima siracusano.

A ricostruire la complessa (e costosa) vicenda è Carlo Gradenigo, presidente del movimento Lealtà & Condivisione, che pur accogliendo positivamente il nuovo impianto, solleva pesanti interrogativi sulla gestione amministrativa dell’appalto.

Nel 2023, il progetto originale aveva visto la piantumazione di 120 “Aceri montani”, una specie botanica che non ha retto alle temperature della città. Per ovviare al danno, è stato necessario un emendamento del consigliere comunale Cosimo Burti, che ha attinto alle casse comunali.

“Ai 664.000 euro del Ministero si sono dovuti aggiungere altri 25.000 euro dal bilancio comunale per ovviare a quello che l’amministrazione e gli uffici avrebbero dovuto e potuto fare immediatamente – attacca Gradenigoovvero rivalersi sulla ditta affidataria dei 100.000 euro pagati per la fornitura e messa a dimora delle alberature, alle quali avrebbe dovuto garantire attecchimento e/o sostituzione. E invece ci ritroviamo a riavvolgere il nastro del tempo al 2023, a ripartire da zero con un nuovo impianto di giovani alberi e un nuovo capitolo di spesa”.

Il ripristino del verde ha comportato anche una modifica sostanziale rispetto ai piani originali, che puntavano soprattutto all’abbattimento delle isole di calore:

  • Gli Aceri montani (L’errore): Piantati inizialmente, si sono rivelati totalmente inadatti a sopravvivere nella “città più calda d’Europa”.

  • I Platani (Il progetto originale): Richiesti espressamente all’epoca anche dal Ministero per l’ampiezza delle foglie e la grande capacità di ombreggiamento.

  • Le Jacarande (La scelta attuale): Sono le piante messe a dimora in questi giorni. Presentano foglie più minute, riducendo l’effetto ombra, ma sono perfettamente adatte al clima siciliano e garantiranno un notevole impatto ornamentale grazie alla loro tipica fioritura lilla.

Nonostante il plauso all’iniziativa politica che ha sbloccato l’impasse (“Ringrazio personalmente il Consigliere Burti, tutti i firmatari dell’emendamento e i consiglieri che lo hanno approvato, guardando con fiducia a queste nuove piante”, precisa Gradenigo), il presidente di L&C chiude la sua analisi con un quesito rivolto direttamente alla macchina burocratica di Palazzo Vermexio.

“Rimane solo un grande interrogativo: come avranno fatto gli uffici a collaudare e rendicontare al Ministero un progetto di alberatura da 664.000 euro fatto di alberi morti? Ai posteri l’ardua sentenza”.

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