Ansaldi: “Chiediamo la risoluzione immediata dei contratti”
Riceviamo e pubblichiamo: Il Faro di Capo Murro di Porco è un’icona storica e paesaggistica della Sicilia sud-orientale, situato all’estremità della Penisola della Maddalena a Siracusa. La sua edificazione risale al 1859, per poi essere formalmente classificato come mezzo di segnalamento nel 1867. La sua inconfondibile torre decagonale bianca, alta 20 metri, ha dominato per oltre un secolo un tratto di costa caratterizzato da spettacolari falesie a strapiombo sul mare.
Purtroppo, la storia recente del faro è segnata da un fallimentare tentativo di privatizzazione legato al progetto “Valore Paese – Fari” e da un incredibile paradosso amministrativo. Invece di tutelare un sito ricadente in una Riserva Naturale e Area Marina Protetta, l’affidamento a privati per la creazione di un resort ha generato un groviglio di contenziosi e l’annullamento dei permessi edilizi. A questo si aggiunge l’assurdo sperpero di 147.000 euro di fondi pubblici, investiti dallo Stato per la messa in sicurezza di un bene le cui potenzialità erano già state cedute. Oggi, giunti ampiamente oltre i termini previsti per la riqualificazione, il cantiere è abbandonato, lasciando in eredità solo macerie e degrado.
Quello che doveva essere il recupero di un gioiello architettonico e paesaggistico si è trasformato in un disastro ambientale senza precedenti. L’area del Faro di Capo Murro di Porco, uno dei siti più suggestivi e identitari della nostra costa, è stata ridotta a una vera e propria discarica abusiva a chilometro zero.
È sufficiente recarsi sul posto per assistere a uno spettacolo indecoroso, ampiamente documentato da inequivocabili rilievi fotografici. I materiali inerti, i calcinacci e gli scarti di lavorazione, derivanti dai fallimentari e interrotti lavori di “ristrutturazione”, non sono stati smaltiti secondo le normative di legge. Al contrario, sono stati vergognosamente abbandonati e stesi lungo i camminamenti che circondano il faro. Questo scempio sfregia in modo irreversibile il cuore di una riserva naturale e accentua un degrado che ferisce chiunque abbia a cuore questo territorio.
Tutto ciò avviene sotto gli occhi di tutti, all’interno di una cornice grottesca: una ridicola e precaria rete di recinzione metallica, installata con la presunta intenzione di interdire l’area per “rischio crolli”, giace oggi completamente divelta e abbattuta. Questa inutile barriera non impedisce affatto l’accesso al sito, che continua a essere meta quotidiana di cittadini, turisti e visitatori attratti dalla bellezza originaria del promontorio. Questi ultimi si trovano oggi costretti a passeggiare tra macerie, vecchi infissi e pericoli per la propria incolumità.
Siamo di fronte a un’immagine ambientale mortificata da anni di incuria e rimpalli burocratici. Il totale stallo amministrativo – con lo Stato che spende decine di migliaia di euro in lavori di somma urgenza e i cantieri privati bloccati dalle normative ambientali calpestate – è l’ennesima prova di una gestione del territorio approssimativa, irrispettosa e fallimentare. Questa situazione è la metafora perfetta di chi ci governa: un’amministrazione incapace di proteggere la bellezza, incapace di gestire un cantiere e incapace di vigilare. In definitiva, è la prova lampante del livello assai mediocre e irresponsabile di chi governa e gestisce il nostro territorio.
Non siamo più disposti ad assistere in silenzio a questa agonia. Chiediamo la risoluzione immediata dei contratti in essere per palese inadempienza, l’urgente bonifica dell’intera area dai rifiuti speciali abbandonati e la restituzione del Faro di Capo Murro di Porco alla fruizione pubblica, tutelando finalmente la sua natura di bene collettivo.
Giuseppe Ansaldi – Comitato Parchi










