Sono già 88 i ciclisti morti sulle strade italiane dall’inizio del 2026. Corrado Protasi richiama l’attenzione sulla necessità di più sicurezza, educazione stradale e rispetto per ciclisti e utenti fragili
Ottantotto ciclisti morti in poco più di cinque mesi.
Un dato drammatico che riaccende i riflettori sulla sicurezza stradale e sulla tutela degli utenti più fragili della strada.
A lanciare l’allarme è Corrado Protasi, Presidente della Commissione Promozione al Ciclismo del Comitato Regionale Sicilia della Federazione Ciclistica Italiana, che richiama l’attenzione sui numeri diffusi dall’Osservatorio Ciclisti ASAPS-SAPIDATA 2026.
Secondo il report, dall’inizio dell’anno sulle strade italiane hanno perso la vita 88 ciclisti: 75 uomini e 13 donne. Di questi, ben 39 avevano più di 65 anni. Numeri che raccontano una vera emergenza nazionale e che confermano quanto chi sceglie la bicicletta continui a essere esposto a rischi elevatissimi.
A rendere il quadro ancora più inquietante sono i casi di pirateria stradale: sei episodi già registrati nel 2026. Nel 2025, invece, furono 24 i ciclisti uccisi da conducenti fuggiti dopo l’incidente.
“La sicurezza stradale non può essere considerata una fatalità – sottolinea Protasi – ma il risultato delle scelte che vengono fatte ogni giorno. Serve un cambiamento culturale profondo, fondato su educazione, rispetto reciproco e responsabilità.”
L’andamento mensile conferma una vera e propria scia di sangue: a Gennaio 11 vittime, a Febbraio 18, a Marzo 10, ad Aprile 21, a Maggio 24 ed infine nel mese di Giugno 4 vittime.
La Lombardia è la regione con il numero più alto di decessi, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Anche la Sicilia compare purtroppo nell’elenco delle regioni colpite.
Protasi evidenzia come la crescita dell’utilizzo della bicicletta, delle e-bike e della mobilità sostenibile non sia stata accompagnata da un adeguato aumento delle misure di sicurezza.
“Servono infrastrutture adeguate, maggiore attenzione alla moderazione della velocità, più educazione stradale e una vera cultura del rispetto verso ciclisti, runner e pedoni. Istituzioni, scuole, associazioni e cittadini devono lavorare insieme per costruire città più sicure e vivibili.”
Il presidente della Commissione Promozione al Ciclismo della FCI Sicilia invita inoltre i ciclisti a dotarsi di dash cam, strumenti che possono rivelarsi fondamentali soprattutto nei casi di omissione di soccorso e fuga dopo l’incidente.
“Non cerco polemiche – conclude Protasi – ma rispetto e attenzione per chi utilizza la strada. Promuovere la mobilità ciclabile non significa solo incentivare sport e sostenibilità ambientale, ma salvare vite umane.”
Dietro ogni numero, infatti, c’è una storia spezzata. Una persona che aveva scelto la bicicletta per spostarsi, lavorare, allenarsi o semplicemente vivere la propria quotidianità e che non è più tornata a casa.










