Accolta l’istanza dell’ex governatore: revocati gli arresti domiciliari. Risarcimenti a Villa Sofia e all’Asp di Siracusa per i concorsi e gli appalti truccati
C’era attesa per la decisione del Giudice per le udienze preliminari (Gup) Ermelinda Marfia, che avrebbe potuto rigettare l’accordo ritenendolo non congruo. Il verdetto è invece arrivato: il Tribunale di Palermo ha accolto la richiesta di patteggiamento a 3 anni formulata dai legali di Totò Cuffaro, accusato di corruzione e traffico di influenze illecite nell’ambito della maxi inchiesta sulla sanità siciliana.
Con il sì del giudice si chiude la vicenda giudiziaria per l’ex presidente della Regione, per il quale è stata contestualmente ordinata la revoca degli arresti domiciliari, misura a cui era sottoposto dallo scorso dicembre.
Come riportato dal Giornale di Sicilia, Cuffaro non tornerà in cella. Sconterà la pena residua (dedotti i 5 mesi già trascorsi ai domiciliari) affidato ai servizi sociali.
L’accordo prevede inoltre un ristoro economico per le parti offese: l’ex governatore risarcirà con 15 mila euro complessivi l’azienda ospedaliera “Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello” di Palermo e l’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Siracusa. I suoi passati precedenti penali – legati al processo “Talpe alla Procura” dei primi anni Duemila – trattandosi di fatti diversi non hanno inciso sulla concessione del rito alternativo da parte della magistratura.
Al centro del procedimento penale rimasto in piedi dopo i pronunciamenti del Riesame e della Cassazione (che avevano ridimensionato l’impianto accusatorio iniziale anche per questioni tecniche legate all’utilizzabilità delle intercettazioni), sono rimasti due filoni principali:
-
Il concorso a Palermo: L’accusa di aver “aggiustato” una procedura concorsuale per la stabilizzazione di operatori socio-sanitari (Oss) a Villa Sofia-Cervello.
-
Gli appalti a Siracusa: L’ipotesi di traffico di influenze illecite per condizionare e intervenire sulle gare d’appalto dell’Asp aretusea relative ai servizi di lavanderia e ausiliariato.
Secondo i pm Andrea Zoppi e Gianluca De Leo, l’ex leader della Nuova Dc sarebbe rientrato nell’agone politico proprio con l’obiettivo di esercitare condizionamenti su gare pubbliche e affari della sanità locale.
Subito dopo la lettura del provvedimento del Gup, i difensori dell’ex governatore, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno diffuso una nota ufficiale precisando che il loro assistito non rilascerà ulteriori dichiarazioni:
«La decisione di optare per la definizione del procedimento con le forme del patteggiamento, pur a fronte di una sentenza della Cassazione che aveva annullato il titolo custodiale, è stata conseguenza di una precisa e sofferta scelta, condivisa con il proprio assistito, di definire celermente la vicenda giudiziaria consentendo al dottor Cuffaro di riacquistare serenità nell’ambito esclusivamente degli affetti personali e familiari».








