L’11 aprile il Palmento di Rudinì ospita un programma che intreccia la storia della navigazione, il ruolo della Capitaneria di porto e il legame antico tra il mare e l’economia vinicola del territorio pachinese
L’11 aprile 2026, a partire dalle 10, il Palmento di Rudinì diventa il centro di una giornata dedicata al mare in tutte le sue dimensioni: storica, economica, ambientale e didattica. L’iniziativa, promossa dal Comune insieme all’associazione Vivi Vinum e alla sezione Marzamemi-Pachino della Lega Navale Italiana, si svolge in uno dei luoghi più evocativi dell’archeologia industriale locale.
Ad aprire i lavori sarà il sindaco, Giuseppe Gambuzza, con i saluti istituzionali che precederanno un programma articolato in quattro momenti distinti.
Il primo intervento, affidato al Generale Carmelo Gambuzza dell’Aeronautica Militare, ripercorre la storia del cronometro marino e il suo ruolo decisivo nella navigazione d’altura. Prima della sua invenzione, calcolare la longitudine in mare aperto era un problema irrisolto che costava vite e naufragi. La precisione del tempo, in questo racconto, diventa la chiave con cui i grandi navigatori del passato hanno potuto tracciare rotte sicure e affidabili.
A seguire, la Capitaneria di Porto locale porta in sala una riflessione sul presente: le normative vigenti, la tutela della vita umana in mare e la protezione dell’ecosistema costiero. Un contributo che riguarda direttamente chi vive e lavora lungo le coste pachinesi, tra pesca, diporto nautico e turismo.
Il terzo intervento è curato dall’associazione Vivi Vinum e si concentra su un capitolo poco noto della storia locale: il ruolo del porto come principale scalo per l’esportazione del vino verso il Nord Italia e la Francia. Pachino non era soltanto un borgo di pescatori — era un nodo commerciale attraverso cui transitavano bastimenti carichi di mosto e vino, in un traffico marittimo che ha segnato l’economia del territorio per generazioni.
Chiude il programma un laboratorio didattico a cura della Lega Navale Italiana, dedicato all’arte dei nodi: uno spazio manuale e riflessivo che unisce tradizione marinara e sguardo sul mare contemporaneo, pensato per avvicinare il pubblico — e in particolare i più giovani — a una cultura del mare che va oltre la stagione balneare.







