siracusapress.it
Chiusura

Pachino, Il Comune lascia la chiesetta di Marzamemi

siracusapress.it

condividi news

Aperta solo nel 2025 dopo ottant’anni di abbandono e un restauro da 460 mila euro, la piccola chiesa settecentesca al centro del borgo marinaro torna inaccessibile al pubblico

Rimasta chiusa per 80 anni, riqualificata e aperta dopo peripezie e lungaggini burocratiche, la vecchia chiesetta di San Francesco di Paola di Marzamemi richiude. Almeno per il momento. Il Comune ha deciso di non rinnovare la convenzione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa poichè considerata onerosa, sia per la polizza assicurativa annua (di oltre 6 mila euro), sia per l’impossibilità di gestirla direttamente e garantirne l’apertura e la chiusa, per le visite. Così dopo 2 anni, gli uffici comunali hanno lasciato scadere la convenzione.

«Non abbiamo possibilità economiche per garantirne la copertura assicurativa e l’apertura per la fruizione – ha dichiarato il sindaco, Giuseppe Gambuzza – ma è un peccato che rimanga chiusa. La chiesetta deve vivere ed essere vissuta, ci auguriamo che la Soprintendenza riesca a trovare una soluzione affidandola tramite un avviso pubblico».

La chiesetta, situata in piazza Regina Margherita, il cuore del borgo marinaro pachinese, è uno degli edifici più instagrammati d’Italia. Costruita assieme al complesso della vecchia tonnara di Marzamemi, nel 1700, era una cappella di proprietà della famiglia Bonaccorsi di Villadorata. Ospitava le funzioni religiose: messe, matrimoni, funerali e celebrazioni fino agli anni ’40, quando è stata costruita la nuova chiesa di San Francesco di Paola, esattamente dall’altro lato della piazza. La vecchia chiesetta, così, è stata sconsacrata e abbandonata a se stessa per quasi 80 anni. Per un periodo è anche stata adibita a pollaio. Dopo i lavori di riqualificazione del centro storico del borgo di Marzamemi, nel 2007, è stata acquisita al patrimonio regionale.

Era in pessime condizioni e rischiava persino di crollare. Nel 2019 finalmente sono iniziati i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza, costati 460 mila euro dai fondi del Patto per la Sicilia. Sarebbero dovuti durare 6 mesi ma il termine fine è stato scritto a distanza di più di due anni all’apertura del cantiere, nel 2021. L’intervento ha previsto il restauro della struttura e della facciata principale, la ricostruzione del tetto, la pavimentazione e il consolidamento. Non sono mancate le polemiche al termine dei lavori, per via della colorazione della facciata secondo alcuni tecnici inadeguata, per la sostituzione del portone (che era un falso storico, scenografia rimasta dal set di un film). Tutto, però, è stato superato per raggiungere l’obiettivo più importante dell’apertura.

Ma ha dovuto attendere ulteriori 4 anni, dalla fine dei lavori, per diventare quel piccolo museo dei reperti di archeologia subacquea a cui è destinata. O meglio, il museo è già stato allestito da tempo: la ricostruzione del relitto “Marzamemi II”, ovvero la ricostruzione di una porzione della ciglia di una nave con capitelli e colonne originali, ripescati dai fondali marini. La struttura è anche provvista di circuito di video sorveglianza, ma i fatti raccontano che è mancata la volontà di aprirla a chi ne ha avuto il potere di farlo. Nel 2025 l’amministrazione comunale ha scelto di riaprirla e la chiesetta è rinata: oltre alle visite, sono state svolte diverse iniziative culturali, tra cui alcuni momenti del Marzamemi Book Fest.

Dopo 365 giorni portoni chiusi ed è ritornato il buio. Probabilmente la Soprintendenza pubblicherà un avviso pubblico alla ricerca di un ente privato che possa prendersene cura e riaprirla al pubblico.

Primo Piano

Ultimo saluto

ULTIMA ORA

CULTURA

EVENTI

invia segnalazioni