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Privatizzazione Aeroporto di Catania, i sindacati diffidano SAC: “Nessuna cessione senza tutele”

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Lettera di CISAL e LEGEA inviata ai Ministeri e alle Autorità di Garanzia: “Serve la fusione immediata tra le società prima del closing per evitare lavoratori di serie B”

La delicata e strategica procedura di apertura ai capitali privati della SAC, la società di gestione dell’Aeroporto di Catania, si scontra con il muro sindacale innalzato dalle segreterie provinciali di CISAL e LEGEA.

I due sindacati autonomi hanno indirizzato una dettagliata nota di diffida e richiesta di chiarimenti ai vertici aeroportuali, ai soci pubblici, alla Regione Siciliana, ai Ministeri competenti e, per conoscenza, alle authority ENAC e ANAC.

Al centro dello scontro vi sono le regole d’ingaggio della governance che regolerà i rapporti tra i futuri soci industriali e la componente pubblica, attualmente secretate o accessibili solo ai grandi gruppi ammessi alla seconda fase della gara internazionale.

Il sindacato contesta la scelta di mantenere riservate le clausole destinate a disciplinare il potere di veto e di controllo della parte pubblica dopo la cessione del pacchetto azionario di maggioranza.

I punti nevralgici della contestazione mossa da CISAL:

  • Asset strategico: l’infrastruttura rappresenta il principale motore economico della Sicilia orientale e non può essere gestita con trattative private;

  • Diritto all’informazione: i cittadini e i lavoratori hanno il diritto di conoscere i paletti imposti al socio privato prima della firma definitiva;

  • Partecipazione democratica: il rifiuto di considerare la trasparenza come un mero adempimento formale da evocare solo a mezzo stampa.

La proposta più radicale avanzata dalle sigle sindacali per neutralizzare il rischio di dumping contrattuale riguarda l’immediata fusione per incorporazione della controllata SAC Service all’interno della società capogruppo.

Oggi le due anime aziendali viaggiano con contratti collettivi e inquadramenti differenti. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, questa asimmetria potrebbe essere sfruttata dalla nuova proprietà privata come grimaldello economico per contrarre il costo del lavoro a svantaggio della forza lavoro meno tutelata.

L’unificazione dei due rami d’azienda viene posta come condizione politica non negoziabile da attuare tassativamente prima del passaggio di quote.

I sindacati giudicano del tutto insufficiente la clausola di salvaguardia quinquennale inserita nell’attuale bando di gara della holding aeroportuale.

I lavoratori chiedono certezze a lunghissimo termine, proponendo un pacchetto di garanzie che copra l’intero orizzonte temporale della concessione dello scalo etneo.

Le richieste integrative depositate alle Autorità:

  • Tavolo permanente: istituzione di un comitato di vigilanza composto da soci pubblici, acquirenti privati e sindacati;

  • Consultazione obbligatoria: stop ai licenziamenti e obbligo di concertazione per qualsiasi piano di ristrutturazione aziendale;

  • Clausola di preferenza: corsia prioritaria di assunzione per il personale precario già impiegato nel gruppo in caso di futuri ampliamenti dei terminal.

La missiva fissa un termine perentorio per l’avvio delle trattative, minacciando in caso contrario di bloccare l’iter amministrativo nelle sedi istituzionali romane.

«Non siamo ideologicamente contrari all’ingresso di capitali e investimenti privati nel sistema di volo siciliano – spiegano congiuntamente Giovanni Lo Schiavo (CISAL) e Sandro Barbagallo (LEGEA) –. Tuttavia, il futuro dell’Aeroporto di Catania deve essere pianificato alla luce del sole. Parliamo di centinaia di famiglie e di un’infrastruttura vitale. Se non riceveremo risposte formali entro quindici giorni, porteremo il caso direttamente all’attenzione della Commissione Insularità del Senato. I dipendenti sono una risorsa da valorizzare e non un costo industriale da tagliare».

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