Aggiornato al 13/01/2026 - 18:48
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Orgoglio

Giornalismo, al melillese Massimo Reina il premio nazionale “Autori Italiani 2025”

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Un riconoscimento che travalica i confini locali e porta l’eccellenza della narrazione siciliana alla ribalta nazionale

Il giornalista melillese Massimo Reina si è aggiudicato il Primo Premio come Miglior Articolo Giornalistico alla IV edizione del Concorso Artistico Letterario Nazionale “Autori Italiani 2025”.

L’evento, organizzato dal prestigioso Centro Studi Nazionale per le Arti e la Letteratura Atlantide, ha visto la partecipazione di autori da tutta Italia, ma è stata la penna del cronista ibleo a convincere l’autorevole giuria composta da scrittori, poeti e docenti universitari.

“Finché avrò voce”: quando la cronaca diventa testimonianza

L’articolo vincitore, intitolato “Finché avrò voce – in nome dell’amore”, tocca una delle ferite più aperte della nostra attualità: il conflitto a Gaza. Ispirato nelle atmosfere e nel titolo al celebre brano degli U2 “Pride (In the Name of Love)”, il pezzo di Reina non è una semplice cronaca di guerra, ma un ritratto intimo e potente.

Al centro del racconto c’è la storia vera di Fadi, un giornalista ucciso nella Striscia mentre documentava l’orrore dei bombardamenti. Una narrazione che nasce dall’esperienza diretta: Reina, infatti, attinge ai suoi ricordi sul campo, rievocando i giorni trascorsi a Gaza accompagnato da figure simbolo del giornalismo mediorientale come Wael Dahdouh, capo della redazione di Al Jazeera.

La giuria ha assegnato il primo premio con una motivazione che sottolinea proprio la capacità dell’autore di unire rigore e umanità:

“Per un articolo intenso e autentico che racconta, con partecipazione e misura, la storia di un giornalista ucciso a Gaza, trasformando il dolore in testimonianza e in atto d’amore verso la verità”.

Un doppio riconoscimento

Il successo di Reina al concorso “Autori Italiani 2025” non si ferma al giornalismo. Nello stesso contesto, il cronista melillese ha ricevuto anche un Giudizio di Merito per l’opera narrativa “Mi chiamo muro”. Un segnale di versatilità che conferma la capacità dell’autore di muoversi agilmente tra la cruda realtà del reportage e la sensibilità della narrativa.

Il testo premiato si distingue per uno stile che rifiuta la retorica dell’eroe per abbracciare quella dell’uomo. “Fadi non faceva domande difficili. Faceva domande umane”, scrive Reina nel suo pezzo, ricordando come il collega palestinese continuasse a lavorare con un casco usurato e la speranza negli occhi, fino all’ultimo istante a Deir al-Balah.

Un premio che rende orgogliosa la comunità di Melilli e l’intera provincia di Siracusa, ricordandoci l’importanza fondamentale del giornalismo “sul campo” in un’epoca di notizie veloci e spesso superficiali.

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