Aggiornato al 28/04/2025 - 09:15
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Statistica drammatica

La Sicilia prima in Italia per infortuni sul lavoro: la denuncia di Roberto Alosi (CGIL) in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza

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Siracusa piange ancora vittime del lavoro, con una politica che non interviene: l’appello per un cambiamento urgente e per la tutela della sicurezza dei lavoratori

In occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro, Siracusa e la Sicilia sono tornate a far parlare di sé per la drammatica situazione degli infortuni sul lavoro. La denuncia arriva forte e chiara da Roberto Alosi, Segretario Generale della CGIL di Siracusa, che sottolinea come la Sicilia sia “tristemente prima in Italia per numero di infortuni sul lavoro, un primato amaro che pesa come un macigno sulle coscienze di chi governa”.

Nel suo intervento, Alosi ha ricordato che la città di Siracusa conosce purtroppo fin troppo bene il tragico impatto di questa realtà, citando il recente aumento dei morti e feriti sul posto di lavoro. “Solo negli ultimi mesi abbiamo pianto morti e feriti, vittime di un sistema che continua a sacrificare la vita sull’altare del profitto”, ha dichiarato il Segretario Generale.

La politica, secondo Alosi, continua a voltarsi dall’altra parte quando si tratta di intervenire per garantire sicurezza sul lavoro. “La verità è che la sicurezza sul lavoro continua a non essere una priorità politica”, ha continuato. “Non lo è per il Governo regionale, più impegnato a tagliare risorse anziché investirle nei controlli. Non lo è per il Governo nazionale, che si limita a esprimere solidarietà ipocrita ogni volta che cade un lavoratore, salvo poi dimenticarsene il giorno dopo”.

In risposta a questa emergenza, la CGIL ha lanciato una serie di proposte concrete per migliorare la sicurezza sul lavoro, come l’introduzione di più ispettori, controlli più frequenti e una formazione adeguata. Inoltre, Alosi ha evidenziato la necessità di leggi che siano realmente efficaci: “Servono leggi che non siano scritte per fare notizia, ma per salvare vite”, ha detto.

Un altro punto cruciale della denuncia riguarda la responsabilità delle aziende appaltatrici. In vista del referendum popolare dell’8 e 9 giugno, tra i quesiti proposti dalla CGIL c’è la reintroduzione della responsabilità in solido dell’appaltatore. “Chi appalta un lavoro deve rispondere della sicurezza di chi lo svolge. Basta scaricare il rischio e il costo sugli anelli più deboli della catena!”, ha affermato Alosi, sottolineando che la sicurezza non è un optional, ma un diritto costituzionale.

Infine, Alosi ha ribadito l’importanza della mobilitazione sociale e del voto come strumenti per ottenere il cambiamento: “Domani saremo accanto a chi lotta per non morire di lavoro, consapevoli che il vero cambiamento si costruisce anche con il voto, con l’impegno quotidiano, con la mobilitazione sociale”.

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