Sit-in davanti alla Prefettura. Alosi e Giansiracusa denunciano il degrado delle condizioni lavorative in agricoltura e altri settori. Appello al voto per l’8-9 giugno per restituire dignità e diritti
“Cambiare si può. Dignità, diritti, lavoro vero”: con questo slogan, la FLAI CGIL e la CGIL di Siracusa hanno tenuto questa mattina un sit-in davanti alla Prefettura di Siracusa per denunciare lo sfruttamento del lavoro e rilanciare la campagna referendaria nazionale. L’obiettivo dei referendum dell’8 e 9 giugno è restituire tutele e diritti a milioni di lavoratori.
Alosi (CGIL): “Lavoro a Siracusa non sia sinonimo di sfruttamento e povertà”
“Oggi siamo qui davanti alla Prefettura perché non possiamo più accettare che il lavoro, in questa provincia, sia sinonimo di sfruttamento, insicurezza e povertà,” ha dichiarato Roberto Alosi, Segretario Generale della CGIL di Siracusa. “Il caporalato non è un fenomeno marginale: è un sistema radicato che si regge sul bisogno, sul silenzio e su regole che, negli anni, sono state smantellate invece che rafforzate.”
Alosi ha poi ampliato lo sguardo: “Ma non c’è solo l’agricoltura. Abbiamo una mappa di lavoro nero, contratti pirata e precarietà che attraversa l’edilizia, il turismo, la logistica, la cura delle persone. E tutto questo ha un prezzo sociale altissimo, che pagano i lavoratori, le lavoratrici e le loro famiglie.”
I dati allarmanti: lavoro irregolare e caporalato
Secondo stime recenti, in Sicilia oltre il 35% del lavoro agricolo è irregolare. Nel Siracusano, dati ufficiosi raccolti dalla FLAI indicano percentuali ancora più elevate in alcune zone rurali, con paghe ben al di sotto dei minimi contrattuali e giornate lavorative che possono raggiungere le 12 ore.
“Il caporalato è solo la punta dell’iceberg,” ha aggiunto Nuccio Giansiracusa, Segretario Generale della FLAI CGIL Siracusa. “Dietro ci sono anni di politiche che hanno reso legale l’insicurezza, la precarietà e i salari da fame. I referendum sono un’occasione concreta per cambiare rotta e restituire dignità al lavoro, in agricoltura e in ogni altro settore. Non possiamo più permetterci di aspettare.”
La debolezza delle tutele e l’appello al voto
A peggiorare il quadro, secondo i sindacati, contribuiscono una diffusa rassegnazione alimentata dall’assenza di controlli efficaci, la debolezza delle istituzioni locali e una legislazione nazionale che ha smantellato tutele fondamentali, come l’articolo 18 e il diritto alla reintegra in caso di licenziamenti illegittimi.
“Con i referendum dell’8 e 9 giugno,” hanno continuato Alosi e Giansiracusa, “possiamo restituire voce e diritti a chi oggi è condannato al silenzio e all’invisibilità. Il lavoro senza tutele, senza sicurezza e senza dignità non può essere la normalità. Questa battaglia riguarda tutti: chi lavora nei campi, chi vive di contratti precari, chi non arriva a fine mese. Votare è un atto di giustizia sociale.”
Il messaggio finale del sit-in di CGIL Siracusa contro lo sfruttamento del lavoro è chiaro: “Dai campi della nostra provincia alle urne di giugno, la strada del cambiamento passa dal coraggio di scegliere. Noi la stiamo già percorrendo.”











