Nella saletta “Carta” del comune di Melilli, a margine degli eventi “di prima linea”, si è svolto ieri un incontro dedicato a due realtà che operando sul territorio hanno attuato concretamente i principi dell’economia circolare
“L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che mira a ridurre al minimo gli sprechi di risorse e a massimizzare il riutilizzo, il riciclo e il ripristino delle stesse.” Cercando online una qualunque delle definizioni esistenti, è possibile immaginare sin da subito quanto strategica e importante sia l’applicazione concreta di questo principio produttivo nella realtà locale, specie quella siciliana, in cui la gestione dei rifiuti è stata da sempre un problema di difficile superamento.
Tra il dire e il fare però, come si suol dire, c’è di mezzo un mare di complicazioni e difficoltà di attuazione, oltre ad una volontà politica non sempre chiara su questi temi. L’incontro di ieri, moderato da Annalisa Carta e con la presenza di Rosario Cutrona, presidente della fondazione Museo Pino Valenti da Melilli, “patron” della manifestazione Eco Expo, ha evidenziato due belle realtà siciliane che dell’economia circolare hanno fatto la loro attività principale.
Un esempio emblematico di economia circolare sta prendendo forma a Messina, precisamente a Roccavaldina, ridente borgo nei pressi di Milazzo, dove la cooperativa sociale Ecos-Med, guidata dal giovane economista Marco Giunta, uno dei realtori del panel di ieri, sta trasformando un’idea innovativa in realtà produttiva. Al centro del progetto vi è la valorizzazione degli scarti agroindustriali locali, in particolare le trebbie dell’ex Birrificio Messina – ora “Birra dello Stretto” – e altri residui come la sansa derivante dalla filiera dell’olio, per la creazione di bioplastiche innovative e biodegradabili.
Questa iniziativa, che vede Marco Giunta, classe 1997, impegnato come socio e dipendente di Ecos-Med, si inserisce nella storica vocazione della cooperativa (nata nel 1998) come centro studi di ricerca-azione per l’economia sociale e solidale, focalizzato sullo sviluppo locale sostenibile.
Il progetto non solo affronta il tema della gestione dei rifiuti trasformandoli in nuove materie prime, ma rigenera anche un’area artigianale abbandonata. Qui sorgerà un polo multifunzionale che incarna i principi dell’economia circolare:
- Una fabbrica all’avanguardia, gestita da Ecos-Med, che sarà la prima al mondo dedicata alla produzione di queste specifiche bioplastiche derivate da scarti locali.
- Un centro di ricerca sulla transizione ecologica, gestito dalla Fondazione di Comunità di Messina, che supporterà l’innovazione continua nel campo dei biomateriali e delle pratiche sostenibili.
- Uno spazio di co-working e formazione per i giovani del territorio, volto a creare competenze e opportunità legate alla green economy.
La validazione scientifica del processo di trasformazione è garantita da partnership di alto profilo con il Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (e il suo spin-off “Crossing Srl”) e il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina. Questa sinergia tra impresa sociale, mondo accademico e fondazioni comunitarie dimostra come l’economia circolare possa generare non solo benefici ambientali, ma anche sviluppo economico e coesione sociale a livello locale.
Sul tavolo dei relatori anche Eugenio Vazzano, artista, artigiano ma – per sua scelta – non “stilista” di Melilli, fondatore della “Melilli Factory“. La storia di Eugenio è legata allo status di “ultimo emigrante”, visto che a 14 anni la sua famiglia decise di andare in America; lavora in molti posti diversi per mantenere i suoi studi artistici, fino a quando torna in Italia e infine nella sua Sicilia. Il suo amore per il “patchwork”, letteralmente”lavoro con le toppe”, lo porterà a ricavare da tessuti apparentemente destinati a finire in discarica importanti forme di ispirazione per le sue creazioni.
Vazzano ha anche ricordato gli inizi di questa avventura: “ho chiesto ad amici e parenti scampoli di tessuti e tovaglie che di cui volevano liberarsi e questa è stata la mia materia prima iniziale, non potendomi permettere grossi investimenti.” Un’idea brillante che oggi dona lustro al territorio che la ospita.











