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Sanremo 2026, seconda serata con (poche) emozioni e varietà, share al 59% ma meno spettatori

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Con “sole” 15 canzoni più le nuove proposte, all’Ariston c’è spazio per qualche emozione e sorriso in più, ma si conferma il calo di pubblico e l’assenza di “picchi” memorabili

Tolto il dente dell’esordio, il Festival della Canzone Italiana del 2026 ha finalmente rotto il ghiaccio ed è entrato nel vivo della gara, con la prima tornata di “secondi ascolti“, decisivi per decretare il successo mediatico – spesso diverso da quello delle giurie – di un brano rispetto ad un altro.

In finale per i giovani vanno Niccolò Filippucci e soprattutto la brava Angelica Bove, seria candidata alla vittoria finale.

La cinquina ufficiale dei Big – ossia i primi 5 in ordine casuale – dice Tommaso Paradiso, LDa e AKA 7, Nayt, Fedez e Masini ed Ermal Meta, ma sia dalla sala stampa sia tra il pubblico si parla molto ad esempio di Ditonellapiaga, il cui sound è piaciuto – era nella cinquina della prima serata – anche se non è stata riconfermata nella seconda.

Ma se l’esordio è stato contraddistinto da una certa “povertà” dal punto di vista del varietà, ieri sera si è finalmente assistito ad alcuni momenti emozionanti – l’esibizione del coro Anffas con “Si può dare di più” e il ricordo delle vittime di Crans-Montana con “Perdutamente” cantata da Achille Lauro su tutti – ma anche lo spazio riservato alle “medagliate olimpiche” Lollobrigida e Vittozzi insieme agli atleti paralimpici Giacomo Bertagnolli con la guida Andrea Ravelli a Giuliana Turra per il wheelchair curling.

Bravissima anche Camilla Ardenzi, nipote di Ornella Vanoni, protagonista del ricordo della nonna scomparsa cantando – con duetto finale – “Eternità”. Carlo Conti cita lo speciale di Fazio sul “Nove” in cui Camilla si era esibita per la prima volta in TV, ribadendo però che “Sul palco del Festival l’emozione è sicuramente maggiore”. In effetti, c’era tempo da pare della Rai per ricordare la grande interprete venuta a mancare lo scorso anno.

Fa il suo, senza strafare, anche Lillo, che gioca sugli stereotipi del presentatore, terrorizzando Carlo Conti quando con tanto di leggio comincia – senza ovviamente finirlo – un monologo di 28 minuti; discreta la presenza di Pilar Fogliatti, mentre sottostimata quella del bravo Vincenzo De Lucia, che meriterebbe più spazio perché il talento ce l’ha.

Abbiamo accennato già ad Achille Lauro, forse un po’ sopravvalutato performer che però, in un mare di generale grigia mediocrità, effettivamente spicca ed offre un valore aggiunto a questo normo-Festival della tranquillità; ha anche il merito di ridare entusiasmo a Laura Pausini, comunque più sciolta anche nella presentazione.

Come sempre gradevole ma per pochi nottambuli il Dopofestival di Savino, anch’esso privo di grosse polemiche o scossoni – fino a questo momento – forse ci mancano un po’ gli “scazzi” del buon Luzzatto Fegiz, ma ci sono ancora due serate per vedere come va a finire.

Appunto finale, fastidioso ma inevitabile, sugli ascolti: cresce leggermente lo share rispetto alla prima serata, 59,5% contro 58%, ma con 9 milioni e 53 mila spettatori di media si perdono ancora più di mezzo milione di spettatori rispetto alla prima serata. Impietoso il confronto con l’anno scorso, quando il secondo giorno di Festival aveva registrato 11 milioni 800mila spettatori pari al 64.6% di share.

Oggi la terza serata, con la finale dei giovani, i secondi 15 cantanti in gara e gli ospiti Irina Shayk, supermodella, il comico Ubaldo Pantani, Eros Ramazzotti e Alicia Keys.

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