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Sal Da Vinci trionfa sul Sanremo dei venti di guerra, De Martino pronto per il 2027

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La finalissima del Festival della Canzone Italiana si apre con il riferimento alla situazione mediorientale, una consapevolezza necessaria prima del classico “The show must go on”

Mentre infuriavano le bombe a Teheran e a Dubai, con migliaia di italiani – incluso il ministro della Difesa Crosetto – bloccati nella terra della pseudo-ricchezza, in Italia il Festival di Sanremo consumava la sua ultima tappa, la più attesa, fornendo una sorta di cuscinetto contro le atrocità e gli orrori della guerra.

La presenza alla co-conduzione del “mezzobusto” del TG1 Giorgia Cardinaletti, visibilmente emozionata ma sempre elegantissima e professionale, con Laura Pausini ormai spigliatissima e il sempre geniale Nino Frassica (che però ha riciclato un po’ di battute dai vecchi tavoli di Fazio), ha creato una bella alchimia in questa ultima serata, facendo scorrere la serata, lunghissima, tutto sommato in maniera piacevole.

Andrea Bocelli, arrivato a cavallo, è sempre una certezza, confermando che Sanremo è il trampolino di lancio per l’avvio di carriere anche internazionali; da segnalare l’intervento di Gino Cecchettin, il padre di Giulia, uccisa da Filippo Turetta nel 2023 che nel suo ricordo gira l’Italia per provare a sensibilizzare soprattutto le nuove generazioni sul tema della violenza di genere.

Il momento forse più importante della serata, proclamazione a parte, è stato però il passaggio di consegne avvenuto in diretta tra Carlo Conti e Stefano Di Martino, non proprio una novità – se ne parla da mesi – ma certamente per la prima volta nella storia del Festival avvenuto in diretta nel corso della serata finale. Di Martino, sulle cui abilità di conduzione nessuno o quasi ormai dubita, avrà però anche il compito di creare il cast musicale che si dovrà esibire all’Ariston in qualità di direttore artistico. E dopo due DJ con solide fondamenta radiofoniche, come Amadeus e Carlo Conti, la scelta non sarà certamente facile.

Passando alla gara vera e propria, avevamo scritto sin da subito che questo sembrava il Festival di Sal Da Vinci. Continue “standing ovation”, celebrazioni, ovazioni anche dalla sala stampa – chi ha seguito il Dopofestival ha fiutato una sorta di schieramento trasversale dei giornalisti in suo favore – tutti segnali che, insieme all’amore del pubblico, hanno poi portato all’inevitabile vittoria.

Sal Da Vinci è riuscito dove Geolier ha fallito, pur con lo stesso amore del pubblico ma, in quella occasione, con l’avversione della sala stampa. Certo parliamo di stili e canzoni diverse, molto più “sanremese” quella dell’autore di “Rossetto e caffè”, ma pur sempre di interpreti e canzoni napoletane. La rivincita del “neomelodico d’autore”, potremmo definire questo trionfo, ma per chi ama il bel canto resta la delusione di Arisa, di gran lunga migliore voce del Festival, associata ad una canzone purtroppo ampiamente insufficiente.

La Classifica finale e i premi accessori

  1. Sal Da Vinci
  2. Sayf
  3. Ditonellapiaga 
  4. Arisa
  5. Fedez & Masini
  6. Nayt
  7. Fulminacci
  8. Ermal Meta
  9. Serena Brancale
  10. Tommaso Paradiso
  11. LDA e AKA 7even
  12. Luché
  13. Bambole di pezza
  14. Levante
  15. J-Ax
  16. Tredici Pietro
  17. Samurai Jack
  18. Raf
  19. Malika Ayane
  20. Enrico Nigiotti
  21. Maria Antonietta e Colombre
  22. Michele Bravi
  23. Francesco Renga
  24. Patty Pravo
  25. Chiello
  26. Elettra Lamborghini
  27. Dargen D’Amico
  28. Leo Gassmann
  29. Mara Sattei
  30. Eddie Brock

Il premio per il Miglior Testo è andato a Fedez & Masini.
Il premio per la Miglior Composizione Musicale a Ditonellapiaga.
Il premio della Critica è andato a Serena Brancale (sala stampa Lucio Dalla) e a Fulminacci (sala stampa, tv e web).
Serena Brancale ha vinto anche il premio dello sponsor TIM.

Sanremo 2026, al netto del drenaggio in valore assoluto degli spettatori, si conclude però in crescendo, confermandosi, insieme a mondiali/eurpei di calcio ed olimpiadi, uno dei pochi eventi mediatici di massa che ancora sono in grado di far parlare di sé una intera Nazione.

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