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Sanità, indagato Salvatore Iacolino per mafia e corruzione: perquisite case e uffici

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L’inchiesta della Dda di Palermo travolge il neo direttore generale del Policlinico di Messina. L’accusa: aver messo la sua rete politica a disposizione del boss di Favara, Carmelo Vetro

La Procura di Palermo ha disposto una serie di perquisizioni a tappeto nelle abitazioni e negli uffici di Salvatore Iacolino, ex europarlamentare del Pdl e nominato soltanto la scorsa settimana nuovo direttore generale del Policlinico di Messina.

L’operazione si inserisce in una più vasta inchiesta condotta dalla Dda palermitana, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, che nella giornata di oggi ha già portato all’arresto per corruzione di un dirigente regionale e di un imprenditore.

La posizione di Iacolino è considerata estremamente delicata. Il neo manager del nosocomio messinese è formalmente indagato per “concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra”. Secondo l’impianto accusatorio, Iacolino avrebbe messo a completa disposizione del boss di Favara (suo paese d’origine) Carmelo Vetro – già condannato per associazione mafiosa – la propria “influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione” come dirigente generale della Pianificazione Strategica dell’assessorato alla Salute, contribuendo di fatto al rafforzamento del clan.

I magistrati contestano all’ex deputato un attivismo mirato a sostenere gli interessi economici del capomafia e dei suoi sodali, tra cui l’imprenditore Giovanni Aveni. Iacolino avrebbe fornito “informazioni su procedure amministrative in corso” e agevolato incontri strategici con figure apicali della Regione, tra cui il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, il capo della Protezione civile Salvatore Cocina e la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso.

Sfruttando il suo ruolo dirigenziale all’assessorato alla Salute, Iacolino avrebbe compiuto “atti contrari ai propri doveri d’ufficio”, esercitando continue pressioni sui vertici dell’Asp messinese per sbloccare procedimenti indicati dal boss Vetro. L’accusa sottolinea un dettaglio inquietante: Iacolino avrebbe omesso di segnalare i precedenti penali per mafia di Vetro, creando canali preferenziali per fargli ottenere appalti pubblici. In cambio di questi favori, il manager avrebbe incassato “finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori”.

Barbagallo (PD): “Alla regione si fanno affari mentre i pazienti siciliani emigrano per cure”

“E’ l’ennesima indagine sulla corruzione che travolge la regione siciliana. E che riguarda stavolta uno dei massimi vertici della sanità che addirittura, secondo l’inchiesta della procura di Palermo, sarebbe stato in contatto anche con un boss mafioso. E’ questo, senza ombra di dubbio, il governo peggiore della storia della nostra regione, che schiaccia l’occhio ai sistemi di potere che riescono ad infiltrarsi drenando fondi e risorse dal servizio sanitario regionale, svilito e depotenziato. Nelle stanze del potere si fanno affari mentre i pazienti siciliani sono costretti ad attendere 8 mesi per un referto istologico, arrivato oltre il tempo massimo, mentre in tanti ricorrono alle cure fuori dalla regione. Per fortuna ancora una volta la magistratura, libera e indipendente, al quale rivolgo un plauso e forte vicinanza, è riuscita a sventare l’ennesimo episodio di corruzione, senza guardare in faccia nessuno. Proprio ciò che il centrodestra vorrebbe impedire punendo i magistrati che non si allineano ai voleri del governo”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.

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