Secondo Nicita, il Presidente del Senato gli avrebbe rivolto un epiteto offensivo parlando con il Segretario Generale, ripreso però dall’audio delle dirette tv. “Non chiedo scuse personali, è una questione di credibilità democratica”
Si accende un aspro scontro istituzionale ai vertici di Palazzo Madama. Al centro della bufera ci sono il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, e il senatore siracusano Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo del Partito Democratico.
L’esponente dem ha affidato a una nota ufficiale una durissima denuncia relativa a un episodio avvenuto in Aula giovedì scorso, accusando la seconda carica dello Stato di aver utilizzato un linguaggio incompatibile con il ruolo istituzionale ricoperto.
Secondo la ricostruzione fornita dal parlamentare del PD, il Presidente del Senato si sarebbe lasciato sfuggire un insulto diretto alla sua persona mentre si interfacciava con il Segretario Generale di Palazzo Madama.
«Ho appreso che il presidente La Russa, nella giornata di giovedì scorso, si è rivolto al segretario generale appellandomi con un termine volgare – dichiara Antonio Nicita –. Il tutto a microfoni spenti per l’Aula, ma non per le televisioni. Si tratta di un fatto molto grave che evidenzia una mancanza totale di rispetto istituzionale e inidoneità al ruolo».
Nicita, che ha annunciato un intervento di fine seduta per sollevare formalmente il caso, sottolinea come il regolamento parlamentare non preveda paradossalmente casi di tutela per offese dirette ai membri del Parlamento da parte della Presidenza.
Il fatto che il microfono fosse spento per l’emiciclo, aggiunge il senatore, rappresenta un’aggravante: «Non solo perché non ho potuto difendermi in quel momento, ma anche perché ciò evidenzia semmai la consuetudine di un linguaggio non idoneo».
L’esponente democratico ha espresso la propria solidarietà al Segretario Generale, “costretto a condividere quel linguaggio”, precisando di non essere interessato a ricucire lo strappo sul piano privato.
«Il tema non sono le scuse personali, che non chiedo – chiarisce Nicita –. In questa istituzione sono stato offeso come senatore e l’offesa ha riguardato il Senato tutto, ciò che ciascuno di noi rappresenta e ciò che lo stesso presidente dell’istituzione dovrebbe rappresentare. La tutela non può dunque che essere richiesta fuori dall’Aula».
Nella parte conclusiva del suo intervento, il senatore siracusano pone un interrogativo di natura etica e democratica, rivolgendo il pensiero ai tanti studenti che quotidianamente visitano i palazzi della politica.
«Che esempio diamo alle scolaresche che vengono in Senato ad assistere ai nostri lavori? – si chiede Nicita –. Forse l’idea che il potere conferisce a chi lo esercita il bullismo e l’impunità di offendere la dignità altrui? Come possono restare credibili le istituzioni democratiche se in aula avvengono fatti così gravi da parte del presidente?».











