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Sicurezza digitale: boom di dati rubati sul dark web, la Sicilia è la terza regione più colpita

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A lanciare l’allarme è la Federazione autonoma bancari italiani (Fabi), che ha analizzato l’andamento delle violazioni digitali nel corso del 2025, evidenziando un quadro di crescente vulnerabilità

Il report traccia una migrazione netta delle attività illecite verso le zone d’ombra di internet: mentre le esposizioni sul web pubblico sono calate del 6,6%, le segnalazioni di dati finiti sul dark web sono aumentate del 5,8%. A destare maggiore preoccupazione è la gravità di queste violazioni, cresciuta del 22% a causa della circolazione di pacchetti informativi sempre più completi. A livello territoriale, il Sud Italia assorbe la fetta più ampia degli avvisi di sicurezza nazionali (31,8%). In questo scenario, la Sicilia si piazza al terzo posto assoluto, concentrando il 9,7% degli alert totali, preceduta soltanto da regioni densamente popolate come Lazio (16,3%) e Lombardia (15,2%).

I criminali informatici, spesso supportati dall’intelligenza artificiale, stanno affinando le loro strategie spostando il mirino dall’utente privato al mondo aziendale. Nel 2025 la compromissione degli account professionali è infatti cresciuta del 12,7%, arrivando a sfiorare il 10% del totale delle violazioni. Un dato allarmante che evidenzia come il tessuto produttivo sia ancora troppo esposto a rischi capaci di tradursi in pesanti ripercussioni economiche e operative.

Sul mercato nero del web non circolano più frammenti isolati, ma veri e propri kit pronti all’uso per compiere frodi e rubare identità. I dettagli emersi dall’analisi mostrano le combinazioni più frequenti:

  • La quasi totalità dei casi analizzati (94,2%) riguarda l’esposizione combinata del numero di carta di credito associato a nome e cognome del titolare.

  • Estremamente diffusa è anche la combinazione di indirizzo e-mail e password, considerata la chiave d’accesso principale per innumerevoli truffe informatiche.

  • Le credenziali sottratte, escludendo i servizi di posta elettronica, riguardano per oltre la metà dei casi l’accesso a servizi online generici (53,7%), seguiti dai social network (15%) e da siti internet vari (10,4%).

  • Oltre la metà degli utenti italiani (51,8%) ha ricevuto almeno un avviso di compromissione dei propri dati nell’ultimo anno.

  • Le fasce d’età più bersagliate dai furti digitali sono quelle comprese tra i 41 e gli oltre 60 anni, con una netta prevalenza di vittime di sesso maschile (64,6%).

Le conseguenze di queste falle di sicurezza spaziano dagli accessi abusivi ai conti correnti bancari fino alla diffusione di virus informatici progettati per estorcere denaro. Secondo l’analisi della Fabi, il fattore umano rimane l’anello debole dell’intera catena: la disattenzione quotidiana e l’abitudine di utilizzare password deboli o ripetute facilitano enormemente il lavoro degli hacker. Per difendersi efficacemente diventa indispensabile cambiare le proprie abitudini digitali adottando password complesse e differenziate per ogni piattaforma, attivando l’autenticazione a due fattori, mantenendo sempre aggiornati i propri dispositivi e prestando la massima attenzione a link o allegati provenienti da mittenti sconosciuti.

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