Il monitoraggio regionale svela uno degli incubi della sanità siracusana: “Oltre due anni per un esame, è un’anomalia”
Due anni di attesa per un esame diagnostico. Non è un paradosso, ma la cruda realtà che emerge dal monitoraggio ufficiale della Regione Siciliana sulla sanità nell’isola. Il dato più allarmante riguarda l’ospedale civile di Lentini, sotto la gestione dell’Asp di Siracusa, dove per una colonscopia si arriva a toccare il record negativo di 727 giorni di attesa.
Una situazione che l’Assessorato regionale alla Salute ha già bollato come un’”anomalia” su cui verranno effettuate verifiche immediate, ma che nel frattempo lascia migliaia di pazienti nel limbo della precarietà sanitaria.
Il caso della colonscopia non è l’unico punto critico del distretto sanitario lentinese. I dati pubblicati sul portale regionale Costruire Salute delineano un quadro di saturazione quasi totale anche per la diagnostica senologica:
-
Mammografia monolaterale: Presso il poliambulatorio Ex Inam di Lentini, i tempi di attesa si attestano sui 651 giorni.
-
Diagnosi precoce a rischio: Si tratta di prestazioni salvavita, fondamentali per la prevenzione dei tumori, i cui tempi di esecuzione dovrebbero essere garantiti entro poche settimane.
I dati sono emersi grazie alla nuova sezione del portale regionale, significativamente denominata “Le persone prima di tutto”. Nata per rendere il sistema delle liste d’attesa meno opaco e più accessibile ai cittadini, la piattaforma si è trasformata in uno specchio fedele di un sistema sotto pressione.
Se da un lato la trasparenza è stata finalmente garantita, dall’altro la leggibilità dei numeri conferma il fallimento degli obiettivi di smaltimento delle code post-pandemia nel siracusano. Per molti utenti, l’unica alternativa rimane il ricorso alla sanità privata o i lunghi viaggi verso altre province o regioni, i cosiddetti “viaggi della speranza”.
Dalla Regione filtrano assicurazioni su un intervento mirato per comprendere le ragioni di tale saturazione all’Asp di Siracusa. Resta da capire se il problema risieda nella carenza di personale specializzato (anestesisti e gastroenterologi), nell’obsolescenza dei macchinari o in un difetto di programmazione delle agende.











