Lunedì 20 luglio l’inaugurazione della scultura di Stefania Pennacchio: un’opera in bronzo che connette le origini greche alla contemporaneità
Una nuova opera d’arte monumentale impreziosirà il cuore storico della città aretusea. Sarà inaugurata lunedì 20 luglio alle ore 10:30, nell’area verde di Porta Marina, la scultura L’Elmo di Archia, realizzata dall’artista di fama internazionale Stefania Pennacchio.
La prestigiosa installazione rientra ufficialmente nelle attività celebrative organizzate per il ventennale dell’iscrizione di “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica” nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. L’opera rappresenta un elmo corinzio ed è un esplicito e suggestivo tributo ad Archia di Corinto, l’eroe fondatore che guidò i coloni greci alla nascita della città nel 734 avanti Cristo.
L’intervento scultoreo è stato promosso dall’amministrazione comunale di Siracusa su input della Consulta speciale per l’imposta di soggiorno. Si inserisce in un disegno più ampio che mira a destagionalizzare e qualificare i flussi di visitatori:
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Il percorso: un itinerario turistico-culturale integrato che collega idealmente il Parco archeologico della Neapolis a Pantalica;
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Il finanziamento: il progetto è interamente sostenuto dal ministero del Turismo attraverso il Fondo nazionale destinato ai Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica che ospitano siti Unesco.
All’evento di lunedì prossimo, accanto all’autrice Stefania Pennacchio, interverranno figure di primo piano del panorama culturale e turistico locale: il critico d’arte contemporanea Andrea Guastella, il dirigente dell’Associazione nazionale guide turistiche Carlo Castello e l’ex presidente di “Noi albergatori” Giuseppe Rosano.
Collocata in uno dei punti panoramici più suggestivi di Siracusa, affacciata direttamente sulle acque del Porto Grande, la scultura in bronzo patinato vuole essere un ponte temporale.
«L’opera crea una connessione profonda tra le origini e la storia gloriosa di Siracusa e il suo stare nella contemporaneità. Un collegamento che Pennacchio ha saputo interpretare grazie a una forma espressiva moderna, ma che si alimenta costantemente di suggestioni archeologiche e riferimenti storici e filosofici».










