Due serate di incontri, cultura e confronto nel centro storico di Noto. Al centro dell’edizione le “3D”: Differenze, Diritti e Democrazia
Due serate di confronto, memoria e cultura hanno accompagnato la XII edizione del Giacinto Festival, che anche quest’anno ha portato nel cuore di Noto una riflessione sui diritti, sulle differenze e sul valore della democrazia.
Un’edizione costruita attorno alle 3D – Differenze, Diritti e Democrazia, tre parole diventate il filo conduttore degli incontri e dei momenti culturali che hanno animato il centro storico della città.
Il festival si è aperto con la mostra “Raccontare la violenza: donne tra mito e storia”, curata dall’Università Kore di Enna, inserita nel percorso di attenzione alle tematiche intersezionali che caratterizza da anni la manifestazione.
A guidare le serate è stato il direttore artistico Luigi Tabita, che ha accompagnato il pubblico attraverso incontri e approfondimenti, mantenendo al centro il confronto e la necessità di creare spazi di discussione.
La prima serata, in Piazza Municipio, ha affrontato il tema dei dieci anni dalla legge sulle unioni civili. A confrontarsi con il pubblico sono stati l’eurodeputata Carolina Morace, l’artista e attivista Vladimir Luxuria e il content creator Luis Salvi.
Un’occasione per ripercorrere un decennio di conquiste sul fronte dei diritti, ma anche per interrogarsi sulle battaglie ancora aperte e sulla necessità di continuare a mantenere alta l’attenzione.
Nel corso della serata sono state ricordate anche alcune figure che, attraverso il proprio impegno, hanno contribuito alla crescita della cultura dei diritti e della comunità LGBT+, tra cui Valeria Fedeli, già ministra, e la poetessa Edda Billi, insieme a personalità del territorio come Franco Neri e Matteo Di Franca.
Spazio anche alla memoria di Mirko Moriconi e della madre Kety Andreoni, vittime del duplice omicidio avvenuto a Camaiore nel giugno scorso. Il loro ricordo ha riportato al centro dell’attenzione i temi dell’odio, del pregiudizio e del rispetto dell’identità e della libertà individuale.
Proprio sul valore delle parole e del linguaggio si è soffermato Luigi Tabita, sottolineando il peso che la comunicazione può avere nella costruzione della realtà.
«Le parole determinano la realtà – ha spiegato il direttore artistico – e per questo dobbiamo prestare sempre maggiore attenzione al linguaggio, alle parole che feriscono, alle fake news e a tutti quei meccanismi che alimentano odio e discriminazione».
Per Tabita, il festival rappresenta anche uno spazio necessario nel dibattito contemporaneo: «Manifestazioni come il Giacinto Festival sono spazi di libertà, luoghi nei quali poter discutere, conoscere e confrontarsi».
La seconda serata ha invece spostato l’attenzione sulla letteratura e sulla memoria con la presentazione del libro di Barbara Becheroni, dedicato alla vita intima e artistica di August von Platen, poeta tedesco queer vissuto tra Sette e Ottocento e morto a Siracusa.
Un percorso che ha riportato alla luce una figura della cultura europea, intrecciando ancora una volta identità, arte, libertà e società.
A chiudere la XII edizione è stata la proiezione del docufilm “Bellezza, addio”, dedicato al poeta Dario Bellezza, a trent’anni dalla sua scomparsa.
Un omaggio a una delle voci più originali e radicali della poesia italiana del Novecento, capace di utilizzare la parola come strumento di libertà e di rottura del silenzio.
Il Giacinto Festival archivia così la sua dodicesima edizione confermando la propria vocazione: fare cultura, informare e creare occasioni di confronto su temi che continuano a interrogare la società.
Da Noto, il festival guarda già alla XIII edizione, con l’obiettivo di continuare a tenere aperto quello spazio di dialogo costruito negli anni attorno alle differenze, ai diritti e alla democrazia.











