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…la campagna che abbaia e la luna in fondo al blu
[/vc_column_text][vc_video link=”https://youtu.be/La5JBSEdIe0″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Nel mio Olimpo ristretto delle canzoni del cuore ci sta, fra poche altre, “Bartali” di Paolo Conte. La sento e la risento e non mi stanco mai. Credo sia uno dei vertici della lirica popolare in musica, una di quelle ballate che racconta l’Italia, i suoi sentimenti, il suo orgoglioso provincialismo, in cui un personaggio, il tifoso di Bartali, ci riassume tutti, ci intenerisce, dice cose che noi pensiamo e non abbiamo il coraggio di dire.
E oggi che è Pasquetta di malinconia, senza gite fuori porta, senza grigliate, senza piatti di carta, bambini che cadono e piangono, senza partitone di pallone fra anziani che dopo siamo sempre tutti acciaccati ma felici, senza il primo bagno a mare, obbligatorio se è bel tempo, oggi che rimpiangiamo le “scampagnate”, questa canzone un po’ accaldata e polverosa mi ricorda la libertà, anche quella minore delle gite festive, che l’epidemia ci ha negato.
Il mio amato tifoso del dopoguerra, con i suoi sandali, appollaiato sul paracarro in cima a una salita ad aspettare il suo campione “con gli allegri da italiano in gita”, somiglia a noi oggi che vorremmo stare fuori, lontano, ad aspettare un evento che ci appassiona e vorremmo anche noi vivere quell’istante di pura poesia, quell’istante in cui:
“…fra i francesi che s’incazzano
e i giornali che svolazzano
c’è un po’ di vento
abbaia la campagna
c’è una luna in fondo al blu”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











