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…Caterina e a Vito e Paolo
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Io credo di ricordarmelo quel momento, quella sera del 7 dicembre 1968 quando nel tinello di via Filisto, dove era posizionata la tv in bianco e nero, Caterina Caselli cominciò a cantare “Insieme a te non ci sto più”. E non lo so, forse avevo già “l’orecchio comune”, forse mi sono ricostruito tutto dopo, ma insomma a me pare di ricordare che quella canzone piacque subito moltissimo.
Ora io non so a 11 anni cosa potessi capire di quello che è per me il più bell’addio della musica italiana. Però a occhio facevo la seconda media ed ero innamorato della mia compagna di classe Marina (ovviamente a sua insaputa) e quindi forse già cominciavo a intendere gli ostacoli dei cuore.
La song è una delle più belle. Cantata dalla Caselli, con il testo di Vito Pallavicini e la musica di Paolo Conte (i due, par capirci, quell’anno scrissero anche “Azzurro” per Celentano) e racconta di una donna che lascia il suo uomo ed è diventata una sorta di paradigma della fine di un amore, con frasi come “Chi se ne va che male fa?” o “Si muore un po’ per poter vivere” o “Quella persona non sei più, quella persona non sei tu” o ancora “Arrivederci amore ciao, le nubi sono già più in là”. E quest’ultimo verso, non so perché, forse per l’evocazione meteorologica, a me ricorda quello finale di “Povera patria” di Battiato dove “la primavera intanto tarda ad arrivare” (e forse non è un caso che Battiato di questa song ha inciso una bellissima cover).
E voi che facevate quel sabato sera di dicembre del 1968?[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











