[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”di Massimiliano Perna “][vc_column_text]
A Carlentini e Pachino, negli ultimi giorni, due gravissimi atti di violenza ai danni di giovani. Bullismo e razzismo, odiosi fenomeni sempre più diffusi tra i ragazzi
Ragazze e ragazzi nella morsa del bullismo e della violenza. Negli ultimi giorni, nella nostra provincia, due episodi molto gravi sono finiti sotto la lente di ingrandimento della cronaca. Il primo è quello del pestaggio di una ragazzina da parte di alcune coetanee, avvenuto a Carlentini. Botte, schiaffi e l’umiliante obbligo di inginocchiarsi e di baciare le scarpe della compagna “bulla”, che nel frattempo la teneva per i capelli. Tutto questo mentre le altre la filmavano e ridevano. Un video agghiacciante che SiracusaPress ha scelto appositamente di non mostrare, in nome di una precisa etica. Perché mettere in circolazione queste immagini violente e umilianti per la vittima, a nostro avviso, non aggiunge nulla all’informazione, ma finisce piuttosto per fare esattamente il gioco dei bulli, che sperano proprio che il loro video diventi virale e che giri il più possibile in rete. Rete dalla quale poi è praticamente impossibile far sparire le immagini, anche qualora la vittima del pestaggio facesse tutte le azioni e le richieste del caso. Il web è, infatti, un contenitore immenso e fuori controllo, nel quale tutto in qualche modo rimane e il diritto all’oblio è una chimera.
Ecco perché riteniamo più etico e più in linea con la deontologia della professione, limitarci a raccontare il fatto, evitando di contribuire alla diffusione di immagini crude e umilianti, soprattutto se ad essere coinvolti sono dei minorenni e a maggior ragione se l’obiettivo dei bulli è proprio questa funesta “celebrità”. Detto ciò, la scena del pestaggio, condita da frasi minacciose, esprime tutta la brutale logica del branco, con la persona più sensibile che finisce nel mezzo del ciclone di una violenza nella quale i carnefici si fanno forza a vicenda, trovando nel gruppo la motivazione e la necessaria suddivisione della responsabilità.
È proprio in quel comportamento deviante che i componenti del gruppo trovano coesione, certezza, identità. Qualcosa che naturalmente ha origine in fattori educativi, familiari, sociali. Lo stesso vale per il branco protagonista di un altro grave episodio di violenza, a Pachino. In questo caso, si tratta di cinque uomini che hanno aggredito e ferito seriamente un altro ragazzo, un ventunenne, Lamin Ceesay, un migrante di origine africana che lavora presso la nota gelateria “Don Peppinu” di Marzamemi. Il fatto è stato denunciato dal titolare dell’attività commerciale, Peppe Flamingo, il quale, su Facebook, sia sul suo profilo sia sulla pagina ufficiale della gelateria, ha invitato a non derubricare questo episodio a singolo pestaggio, ma a considerarlo, data la gravità e la violenza dell’azione compiuta in cinque contro uno, “un potenziale omicidio”.
Il titolare della gelateria richiama alla memoria quanto avvenuto a Willy Duarte, ucciso senza alcuna ragione dalla violenza di alcuni delinquenti, e sottolinea il fatto che, se al posto di Lamin Ceesay, ci fosse stato un ragazzo più esile, meno abile a reggere i colpi, l’episodio avrebbe potuto avere conseguenze ancora più serie. Flamingo, peraltro, racconta di aver saputo in modo ufficioso che non si tratta di un caso isolato, auspicando che la Procura indaghi per tentato omicidio. Il ragazzo ha presentato denuncia e il titolare di Don Peppinu ha affermato di aver messo a disposizione del suo dipendente i propri legali, per sostenerlo nel processo contro i cinque vigliacchi aggressori. Forse in questo modo si arriverà ad una sanzione e magari sapremo se, in questo caso, al già odioso fenomeno del bullismo si aggiunge anche l’aggravante razzista. Elemento odioso che scorre spesso tra le braccia violente del branco.
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











