Un uomo è fermo davanti al mare. Il tepore della spiaggia si solleva con l’aria, portato dalla brezza leggera e gli accarezza le spalle. L’acqua fresca gli sfiora i piedi.
Lui segue il ritmo delle onde: lievi, dolci, irregolari. Due brevi, una terza spezzata dalla successiva, infine l’ultima, più lunga, che gli porta il brivido dell’acqua fin sopra le caviglie.
È molto giovane, quasi un ragazzo. Eppure sa di essere un uomo, deve esserlo.
Pochi giorni prima, suo padre lo ha esibito con orgoglio in società, annunciando la sua laurea in medicina col massimo dei voti ed il suo imminente ingresso alla specializzazione. Lo aspetta una brillante e redditizia carriera in chirurgia estetica.
Il mare è limpidissimo, calmo, caldo. Lo chiama, gli sussurra parole d’invito. È lo stesso mare di Omero e di Virgilio.
Ma è anche il mare che divide questo mondo da un mondo di miserabili. È un mare che dà speranza; è un mare assassino. È il confine tra l’occidente opulento ed insolente e l’Africa, terra per la quale non bastano e, comunque, non servono aggettivi.
In molti si godono il fresco dell’acqua, nuotano, ridono. Dei bambini giocano sul bagnasciuga. Lui rimane lì, tra spiaggia e mare, tra il presente ed il futuro, ad ascoltare il ritmo leggero delle onde ed il calore che gli sale sulla schiena dalla sabbia.
E pensa. Pensa a cosa farne della sua laurea in medicina. Pensa alla terra oltre quel mare.
Pensa alla differenza tra l’essere e l’avere. Ma cosa ne sa, si dice: ha solo ventiquattro anni.
Non sa da dove sia venuta, né da quanto tempo sia lì, ma ad un tratto si accorge che accanto a lui c’è una ragazza. Anche lei sta in piedi e guarda il mare. C’è un velo di incertezza nel suo sguardo. Improvvisamente, si sente nudo; prova un forte imbarazzo per i propri pensieri; avverte la strana eppur palpabile sensazione che lei li stesse sentendo. Se ne dispiace, si schermisce. Ma poi no: anzi, nonostante le incertezze, si sente sollevato, come se l’illusione di aver condiviso quei pensieri li legittimasse, desse loro vigore e coraggio.
La ragazza ha un viso dolce, delicato. Non dovrebbe stare troppo al sole. Ma ciò che la rende irresistibilmente attraente è il suo sguardo: assorto, quasi malinconico. Anche lei si lascia sfiorare le caviglie dalle onde.
I loro occhi si incontrano: due, tre, quattro volte. Poi tornano al mare. Non si sorridono, non si avvicinano, non si parlano. Ma si capiscono.
Basterebbe chiederle come ti chiami, e se ne andrebbero insieme.
Basterebbe essere come l’acqua del mare, per sfiorarle le caviglie.
Basterebbe avvicinarsi alle sue labbra, per condividere l’incertezza delle scelte della vita.
*
L’uomo è appena rientrato a casa. L’unico ad avvertire la sua presenza è il beagle, che ha ringhiato alla porta, prima di riconoscerlo e di volgergli le spalle, ricambiando l’indifferenza. Fa così ogni sera.
In fondo al corridoio, il figlio adolescente sta giocando alla Play Station. Dall’ampia veranda dell’attico che domina il mare proviene un chiacchiericcio femminile. L’uomo si affaccia sulla porta a vetri. La moglie sta servendo il tè alle tre amiche. Sono elegantemente vestite ed ostentano gioielleria invadente e fragorosa. Due di loro hanno già conosciuto il suo bisturi da chirurgo estetico. Una, in particolare, gli fa sfoggio di un ampio ed innaturale sorriso.
L’uomo prova un leggero fastidio, come una puntura d’ape dietro la nuca. Ricorda la visita in ambulatorio con quell’“amica” di sua moglie. Era lì perché voleva rifarsi il seno. Sedeva sul lettino ed ostentava un’insolente sicurezza di sé. In verità, non avrebbe avuto alcun bisogno di rifarselo, il seno: turgido, ben modellato, prosperoso. Le aveva parlato con adeguata professionalità, per dissuaderla dall’inutile o, almeno, prematuro intervento. Lei l’aveva preso come un esplicito complimento. O forse alla sala operatoria non c’aveva mai pensato. Resta il fatto che si trovava lì, sola con lui, seminuda, mentre lui le palpava il seno e si complimentava per la sua freschezza giovanile ancora intatta. Forse era lì proprio per questo.
Forse c’era andata già con questa intenzione. Fu così che lei gli mise con sfrontatezza una mano tra le gambe, lasciandolo di stucco.
Una bella donna, consapevole di essere costantemente l’oggetto del desiderio di tutti gli uomini che incontra, non è in grado di concepire, né di fronteggiare un rifiuto. Fu già un successo riuscire a farle capire che non era stato lui ad incoraggiarla. Ne “comprò” un accondiscendente silenzio, promettendole che si sarebbero rivisti. Lei ci sperava ancora.
L’uomo saluta la moglie e le amiche, si scusa per la stanchezza e si ritira in casa. Ripone la giacca dentro l’armadio, toglie la cravatta e l’appende. Con cura sfila le Church’s e le sistema nella scarpiera. Afferra il telecomando e distrattamente cerca un telegiornale.
In fondo alle notizie del giorno, il TG dell’emittente privata manda un servizio sul Corno d’Africa: guerre tribali, malattie, disastri ecologici, catastrofi meteorologiche, profughi.
Sulla parete, appena oltre il televisore al plasma, campeggia la foto del suo dottorato in chirurgia. È ritratto col padre, la futura moglie ed il suo professore. L’unico che non ride è lui.
L’uomo spegne il televisore, si alza, ma le gambe gli pesano un quintale. Indossa jeans ed una polo sbiadita, la sua preferita. Prende le chiavi, il guinzaglio, il cane ed esce.
Mentre passeggia, distrattamente, finisce col passare davanti al pub dove sa che si attardano alcuni dei vecchi amici. Questi, appena lo vedono, lo invitano rumorosamente a fermarsi a bere con loro.
“Giovanni ci stava raccontando che è stato in Thailandia. Non puoi immaginare cos’è il massaggio thailandese. Ci stava dicendo di questa ragazza che gli ha fatto cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare …”
“E tu…?” – gli chiede uno degli amici – “Col tuo lavoro… Chissà quante ne vedi… e chissà quante ne fai…”
“Ma dai, raccontaci; dicci: qual è stato il modo più strano in cui hai fatto l’amore?”
L’uomo si ferma a guardare il bicchiere. Lo gira tra le mani, lentamente, senza sollevare lo sguardo. Poi, in un unico sorso, beve la birra rimasta.
Cos’è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?
È com’è andata, o come avremmo voluto che andasse?
È un’immagine nitida, o sbiadita, fatta di altre immagini sovrapposte?
È un pilastro su cui poggia il resto della vita, o l’insicurezza di un rimpianto?
“Non so quale sia stata la volta più strana, ma posso dirvi qual è stata la più bella”
“Dai, racconta…”, lo incalzano gli altri, protendendosi verso di lui carichi di morbose aspettative.
“È stato molti anni fa, in spiaggia… C’era una ragazza bellissima…”
“Eh, di notte, il chiaro di luna…”
“Macché: era pieno giorno”
“Pieno giorno? In spiaggia?”
“Sì; e c’era pure un sacco di gente”
“Eh porcellone! E chi era, chi era?”
“Non lo so…!”
“Non lo sai? Non sai chi era? In spiaggia, in pieno giorno, in mezzo alla gente, e senza sapere chi fosse? Ma ci prendi per il culo? Ma come hai fatto? Com’era fisicamente?”
“Non lo so…!”
“Oh, che c’era in quella birra?”
“Non ho detto che abbiamo fatto sesso: non l’ho nemmeno toccata. Ho detto che è stata la volta più bella in cui ho fatto l’amore. Io ero lì che guardavo il mare, carico di dubbi ed indeciso su cosa farne della mia vita. Ed anche lei era lì, con lo stesso sguardo malinconico e timoroso. Ho avuto come l’impressione che mi potesse leggere dentro; e Dio sa quanto avrei avuto bisogno in quel momento di qualcuno che mi leggesse dentro. Ci siamo scambiati solo qualche sguardo e ci siamo lasciati accarezzare dalle onde del mare, ma entrambi sapevamo che quelle onde leggere erano le nostre reciproche carezze. Per un attimo ho avuto l’idea che non fosse reale, ma solo l’immagine della vita che avevo davanti: bellissima e triste. Sembrava che mi dicesse <<Eccomi! Fai la tua scelta. Prendere o lasciare>>. Oggi sono sicuro che fosse così. Lei era quello che avrebbe potuto e dovuto essere, ma sapeva già che non sarebbe stato. Ognuno di noi dovrebbe avere la fortuna di incontrarla quella donna, almeno per un attimo nella vita. Riconoscerla, desiderarla ed amarla.
Ecco perché è stata la mia volta più bella. L’ultima”.
L’uomo si alza senza nemmeno guardare gli amici. Qualcuno di loro ha ancora la bocca aperta.
Lascia una banconota sul tavolo ed esce. Davanti al pub c’è il cane seduto che l’aspetta. Lui prende il guinzaglio distrattamente e si volge a guardare il mare. Una grande luna si riflette sull’acqua. Ha il volto di una donna, che sembra sorridergli nostalgicamente.
Nonostante la calda serata di mezza estate, l’uomo non può fare a meno di stringersi tra le spalle.
Non è il freddo; non c’è freddo. Ma lungo la schiena e sulle braccia sente il rincorrersi incontrollabile di brividi senza fine.











