Impianti dentali: cosa sono e come funzionano

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Se si perde un dente per colpa di carie, parodontite o di un trauma, una soluzione efficace per sostituirlo è l’impianto dentale. Ma che cos’è un impianto?”][vc_single_image image=”6824″ img_size=”full” css_animation=”fadeInLeftBig”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text css_animation=”fadeInLeft”]Si tratta di una “vite” in titanio che, una volta inserita nella mascella o nella mandibola, con il tempo si integra saldamente nell’osso e riesce a sopportare i carichi della masticazione. Si può dire che va a svolgere il compito che aveva prima la radice dentale.

Al di sopra della vite viene applicata la corona, cioè una protesi fissa, che è la parte visibile del dente, e che permette di tornare a mangiare e sorridere come prima.

Dopo aver inserito chirurgicamente l’impianto all’interno della struttura ossea, inizia un processo di guarigione che porta alla sua integrazione nell’osso (osteointegrazione).

In base alle varie situazioni cliniche, è possibile inserire uno o più impianti capaci di supportare una o più corone protesiche.

Gli impianti possono anche rappresentare una valida soluzione per la riabilitazione di soggetti totalmente edentuli (che non hanno più denti).

Gli impianti possono sostituire uno o più denti evitando di dover ridurre a moncone (limare) gli elementi dentari adiacenti sani, come nel caso di soluzioni protesiche fisse ad appoggio dentale.

Anche in mancanza di tutti i denti di un’arcarta dentaria (edentulia totale) è possibile utilizzare impianti endossei osteointegrati per evitare l’uso di protesi rimovibili (a volte instabili e poco confortevoli) o ridurre il disagio del loro utilizzo incrementando la loro stabilizzazione con l’appoggio su impianti osteointegrati.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Quando sono sconsigliati gli impianti?”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Le controindicazioni generali alla riabilitazione implanto-protesica sono rappresentate da:

– condizioni sistemiche del paziente, che costituiscono un impedimento assoluto a ogni tipo di intervento di chirurgia orale;

– terapie prolungate con farmaci che alterano in modo determinante il metabolismo del tessuto osseo (ad es. bifosfonati assunti per via endovenosa);

– crescita scheletrica non completata;

– malattia parodontale non adeguatamente trattata.

Informazioni dettagliate sull’opportunità di una terapia implantare nel proprio caso specifico potranno essere fornite dal tuo dentista di fiducia, dopo attenta valutazione anamnestica e clinica. La programmazione di una riabilitazione implanto-protesica può avvenire solo dopo attenta valutazione diagnostica, clinica e radiografica.

L’inserimento dell’impianto prevede l’anestesia locale del sito, l’incisione e lo scollamento dei tessuti molli (gengiva), la preparazione dell’alloggiamento osseo dell’impianto, l’inserimento dell’impianto ed, infine, il posizionamento di punti di sutura.

In caso di utilizzo di una tecnica monofasica, l’impianto è esposto subito nel cavo orale.

Invece, in caso di utilizzo di una tecnica bifasica l’impianto viene dapprima coperto dalla mucosa e solo dopo un adeguato tempo di guarigione viene esposto nel cavo

orale. In pazienti selezionati ed in casi particolari, l’inserimento dell’impianto può avvenire anche senza incisione e scollamento dei tessuti molli.

In relazione alla qualità ossea presente ed alle tecniche chirurgiche messe in atto si attende un congruo periodo di tempo per il raggiungimento dell’osteointegrazione (tre-sei mesi) prima di applicare la protesi. In pazienti selezionati, in presenza di alcune condizioni cliniche specifiche l’impianto può essere protesizzato più precocemente o anche contestualmente al suo inserimento (protesizzazione immediata).[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Durante o dopo l’intervento sentirò dolore?”][vc_single_image image=”6826″ img_size=”full” css_animation=”fadeInLeftBig”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]…I farmaci anestetici locali normalmente utilizzati dall’odontoiatra per questo tipo di procedure sono generalmente efficaci nel controllo del dolore durante le fasi operatorie.

Nel decorso post-operatorio possono manifestarsi alcuni effetti indesiderati:

– modesto dolore controllabile con terapia anti-infiammatoria;

– gonfiore nel 2°-3° giorno dopo intervento (di entità e durata dipendenti dal tipo di intervento specifico);

– minima limitazione della funzione masticatoria.

Tali effetti sono di norma facilmente controllati da una comune terapia farmacologica antinfiammatoria.

In condizioni cliniche standard, che non richiedono procedure aggiuntive di chirurgia avanzata, l’intervento di chirurgia implantare è di norma ben tollerato dai

pazienti.

[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Esiste la possibilità di “rigetto” di un impianto?”][vc_column_text]Con il termine “rigetto” s’intende comunemente una reazione da parte del sistema immunitario nei confronti di un elemento (organico o inorganico) riconosciuto come estraneo.

Gli impianti dentali sono realizzati in titanio con elevato grado di purezza, metallo che l’organismo riconosce sempre come non-estraneo, non dando reazioni di rigetto.

In un numero limitato di casi può avvenire una mancata osteointegrazione, con la perdita dell’impianto, che potrebbe essere impropriamente interpretata come reazione di rigetto.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Possono esserci complicanze?”][vc_single_image image=”6827″ img_size=”full” css_animation=”fadeInLeftBig”][vc_column_text]Come qualunque procedura medica, anche la riabilitazione implanto-protesica non è

esente da possibili complicanze, che per quanto poco frequenti, sono comunque da

tenere in considerazione, soprattutto in casi complessi. Le complicanze del trattamento implanto-protesico, non sempre evitabili pur attenendosi scrupolosamente alle procedure diagnostiche e terapeutiche, possono essere:

• mancata osteointegrazione con conseguente perdita dell’impianto: questa complicanza può avvenire nelle prime settimane successive all’intervento; in genere è possibile risolvere la complicanza sostituendo l’impianto non osteintegrato con un nuovo impianto.

• Infiammazione della mucosa senza perdita di osso (mucosite) o con riassorbimento di una quota di osso perimplantare (perimplantite). In genere, si tratta di complicanze tardive che possono manifestarsi a guarigione ossea avvenuta. La perimplantite è caratterizzata da un riassorbimento osseo progressivo e può portare alla perdita dell’impianto.

Sono patologie riscontrabili con maggiore incidenza in:

• pazienti fumatori;

• pazienti affetti da malattia parodontale;

• pazienti con inadeguata igiene orale domiciliare o che non rispettano i

protocolli di mantenimento igienico professionale.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Quali sono i rischi che possono minacciare la riuscita della riabilitazione implantare?”][vc_column_text]…Sono noti alcuni fattori di rischio in grado di compromettere il risultato o la durata degli impianti:

– Fattori di rischio sistemici: patologie che hanno ripercussioni sul tessuto osseo o che interferiscono con i meccanismi di guarigione; difetti della coagulazione; diabete mellito scarsamente controllato; terapie particolari con effetti sulla guarigione del tessuto osseo (radioterapia del distretto testacollo, chemioterapia, utilizzo di particolari farmaci, es. bifosfonati).

– Fattori di rischio legati ad abitudini del paziente: abitudine al fumo; igiene orale domiciliare non adeguata; parafunzioni (es. serramento, digrignamento); limitata collaborazione del paziente (es. scarsa igiene orale domiciliare, mancato rispetto degli appuntamenti concordati, mancata aderenza ai programmi di igiene professionale di mantenimento).

– Fattori di rischio locali: osso non adatto per quantità e/o qualità ad accogliere un impianto di dimensioni adeguate.

In caso di presenza di uno o più fattori di rischio elencati l’opportunità di eseguire il trattamento implantare sarà valutata attentamente dal tuo dentista di fiducia.

Il successo di una riabilitazione implanto-protesica è fortemente condizionato dall’impegno del paziente nel:

– seguire scrupolosamente le raccomandazioni post-operatorie ricevute dal proprio dentista;

– presentarsi a tutti i controlli previsti nella fase post-operatoria;

– seguire attentamente le indicazioni sul controllo domiciliare della placca batterica,

utilizzando quotidianamente tecniche e strumenti corretti per la detersione generale della bocca e specifica dell’area trattata con impianti;

-aderire al programma di controllo professionale della placca batterica, presentandosi ai richiami di igiene orale e ai controlli clinici e/o radiografici con la frequenza consigliata dal tuo dentista.

Le protesi sostenute da impianti, infatti, necessitano di essere mantenute in perfetto stato di igiene, sia a livello domiciliare che professionale, con frequenza variabile in funzione delle esigenze cliniche del caso specifico e dell’analisi dei fattori di rischio, e comunque mai inferiore a due volte all’anno.

[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Quanto può durare un impianto dentale?”][vc_column_text]Premetto che un impianto potrebbe durare anche tutta la vita ma questo non è detto che accada in quanto le variabili che entrano in gioco sono molteplici. L’igiene periodica (domiciliare e professionale) e il fumo di sigaretta possono fare la differenza. Un impianto non tenuto pulito in un soggetto fumatore ne condiziona negativamente la durata. Inoltre, il risultato e la durata di una riabilitazione implanto-protesica possono essere sostanzialmente compromessi nel caso in cui il paziente venga meno al grado di collaborazione richiesto nell’igiene domiciliare e nei controlli periodici.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Come si può ottimizzare il controllo di placca domiciliare intorno ad un impianto?”][vc_column_text]Il cavo orale è un ambiente estremamente contaminato. Centinaia di specie batteriche colonizzano quotidianamente la saliva, la lingua, le tonsille, le mucose e le superfici dentali (naturali o artificiali).

Per limitare l’infezione sugli impianti è opportuno rimuovere quotidianamente e in maniera efficace la placca batterica da tutte le superfici della bocca, seguendo le istruzioni di igiene orale domiciliare fornite dal dentista o l’igienista dentale.

L’impianto, a causa di una sua vulnerabilità all’azione della placca batterica, maggiore rispetto a quella di un dente naturale, necessita di una detersione estremamente accurata.

Nelle prime settimane post-operatorie, il controllo della placca batterica è affidato

all’utilizzo giornaliero (2-3 volte al dì) di un antimicrobico.

L’evidenza scientifica indica la clorexidina come agente più efficace per questo compito, in grado di ridurre sensibilmente la contaminazione di tutto il cavo orale, compreso la zona della ferita, prevenendo la riformazione della placca batterica. Per essere efficace questo antimicrobico va utilizzato con la posologia corretta: 2 sciacqui al giorno di circa un minuto con 20 ml di clorexidina pura allo 0.2% per almeno due settimane dopo l’intervento.

Dopo le prime settimane di guarigione della ferita, se l’impianto è già esposto alla cavità orale, è consigliato riprendere le manovre di igiene orale meccanica mediante

spazzolini con setole molto morbide.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”L’età avanzata è un problema per mettere degli impianti dentali?”][vc_single_image image=”6828″ img_size=”full” css_animation=”fadeInLeft”][vc_column_text]Non esiste un limite di età. Un paziente può affrontare l’intervento per l’inserimento degli impianti dentali a qualsiasi età, visto che i meccanismi di guarigione sono i medesimi, indipendentemente dall’età del paziente.[/vc_column_text][vc_separator][vc_zigzag][vc_text_separator title=”Impianti post estrattivi e carico immediato: cosa sono?”][vc_column_text]In alcuni casi soprattutto nelle zone ad alta valenza estetica è possibile impiantare un dente in titanio nella stessa giornata in cui viene tolto quello naturale ormai perso (impianto post – estrattivo) e applicata immediatamente la protesi dentaria provvisoria (impianto dei denti a carico immediato). In questo modo il paziente non avrà alcun problema estetico anche nella fase transitoria (2-3 mesi) necessaria per l’osteointegrazione dell’impianto dentale. La protesi dentaria fissa definitiva viene applicata mediamente due-tre mesi dopo l’inserimento dell’impianto dentale.

La tecnica del carico immediato viene eseguita nelle zone ad alta valenza estetica come per esempio gli incisivi centrali e nel caso di riabilitazioni implanto-protesiche su tutta l’arcata.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row]

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