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E per celebrare Joe e Kamala s’impone l’American pie

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[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/RciM7P9K3FA”][vc_column_text]E che canzone potevo mettere oggi se non l’inno pop degli USA? Perché noi qui magari la conosciamo solo per la versione di Madonna, ma “American Pie” negli Stati Uniti è davvero un inno da quasi 50 anni. Don McLean che noi qui conosciamo più che altro per un’altra sua canzone “Vincent”, ispirata a Van Gogh, ma che all’epoca ispirava ormoni essendo un “lento “ da discoteca.

Ma, vabbè, nel 1972 chi ce lo doveva portare al successo in Italia un canzonone di 9 minuti dal testo evocativo dell’intera storia del pop, cominciando da “the day the music died”, dal giorno che la musica morì, cioè dal disastro aereo del 3 febbraio del 1959 in cui morirono Buddy Holly e Richie Valens (quelli rispettivamente di “Peggy Sue” e di “La Bamba”). Don racconta la sua vita, ma soprattutto la sua america attraverso la musica passando per Elvis, i Beatles, i Rolling Stones, Dylan, Janis Joplin, Woodstok e via cantando con strofe che sono ancora oggetto di interpretazioni controverse e che McLean non ha mai spiegato.
La song ovviamente finì al primo posto in hit parade ed è inserita in tutte le classifiche sulle canzoni più belle di sempre.
E niente, il giorno in cui leggiamo del giuramento di Biden con una vice Kamala, stupenda sanguemisto, e un governo con un ministro della difesa nero, e con ispanici, nativi americani, gay e transgender e tante tante tante donne…
…in questo giorno da celebrare ci sta benissimo la grandiosa “American Pie”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row]

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