Mai così agitate le acque del servizio idrico siracusano, dopo la decisione dell’assemblea territoriale idrica di affidare il servizio ad una società mista.
Il primo a dirsi contrario riguardo a questa decisione è stato il sindaco di Palazzolo Acreide, Salvatore Gallo, che ha contestato una decisione così importante senza la presenza di uno specifico punto dell’ordine del giorno, non una formalità secondo Gallo ma un passaggio necessario per affrontare con attenzione la questione che non può essere calata dall’alto. Il sindaco si è detto contrario ad una società con il 51% di quote pubbliche e il resto affidato al privato, perché snaturerebbe l’esito del referendum del 2011 ed ha abbandonato la seduta.
Non si è fatta attendere però la risposta da parte del presidente dell’ATI, il sindaco Italia e del sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, secondo i quali “la contestata assenza del punto all’ordine del giorno dell’Assemblea Territoriale Idrica di Siracusa, presieduta dal sindaco Francesco Italia, sulla gestione servizio idrico, appare pretestuosa e lesiva delle prerogative dell’assemblea.
I sindaci dopo una lunga e partecipata discussione sul punto inserito all’ordine del giorno relativo alla nota ricevuta dalla Regione proprio sulla ricognizione dello stato dell’arte del servizio idrico in ogni ambito territoriale, con particolare riferimento alla scelta della forma di gestione, stante l’urgenza della questione, si sono determinati optando per la scelta della società mista a maggioranza pubblica, stabilendo che in una successiva assemblea verrà variato il piano d’ambito e approvato lo statuto della società mista. I sindaci hanno, dunque, operato nella piena legittimità delle funzioni loro attribuite.
L’acqua – spiega il presidente Italia – è un bene pubblico, come stabilito dalla sovranità popolare in sede referendaria, e la scelta della forma di gestione operata a novembre del 2020 sulla società consortile pubblica, viste le mutate condizioni finanziarie ed il recente quadro normativo, oltre al rischio della perdita di ulteriori finanziamenti a valere sul PNRR, non poteva essere confermata perché resa insostenibile. L’acqua resta pubblica; con la società mista, il pubblico rimane titolare degli impianti e del controllo e affida gestione e riscossione all’esterno.
Durante il dibattito in assemblea il collega Salvatore Gallo – dichiarano Italia e Carta – è stato invitato più volte a dimostrare in modo concreto come rendere operativa la società pubblica esecutiva viste le sopraggiunte difficoltà finanziarie di tanti enti in dissesto o in pre-dissesto facenti parte dell’ambito. Nessuna proposta concreta è stata offerta dal collega Gallo. Ci rendiamo conto che le posizioni ideologiche sono molto più comode e popolari ma sommessamente ricordiamo a chi ricopre ruoli istituzionali di operare con senso responsabilità e in un contesto di realtà. Infine, la scelta della formula di gestione del servizio idrico, è prerogativa dell’ATI e non dei consigli comunali che possono solo ratificare le eventuali scelte prese nelle sedi preposte.
Abbiamo ottenuto una grande conquista – commenta il presidente Giuseppe Carta –; intratterremo gli impianti, le trivelle e le linee; avremo il controllo del servizio che prima, con la gestione affidata ai privati, è mancato. Di fatto si opererà come già accade per i rifiuti. Altra nota da sottolineare è la possibilità, finalmente, di poter usufruire dei fondi messi a disposizione dal PNRR. Spiace questo attacco che ha il sapore demagogico, alla luce della situazione economica in cui versano i comuni, questa era l’unica via percorribile.”
Lapidaria Italia Viva: “Probabilmente i peggiori sindaci mai avuti in provincia”
Arriva infine sulla questione il giudizio lapidario di Italia Viva Siracusa, guidata dall’ex sindaco Giancarlo Garozzo: “Probabilmente siamo di fronte alla peggiore classe dirigente di sindaci che la provincia di Siracusa abbia mai espresso – scrive sui social – presidente in testa il sindaco di Siracusa che fece votare all’assemblea dei sindaci una gestione in house inattuabile. Dopo aver tergiversato per 4 anni, chiacchierando di acqua pubblica, oggi alla luce della minaccia dell’ennesimo commissariamento del’Ati (assemblea territoriale idrica) per inattività, decidono di fare l’unica cosa che si poteva fare da 4 anni a questa parte, cercare un partner privato. Quattro anni di fondi del Pnrr persi. Applausi.”











