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Noto, Nel carcere riapre il reparto di isolamento

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Il direttore dell’istituto penitenziario di Noto ha disposto la riapertura del reparto isolamento per i detenuti che commettono infrazioni durante la detenzione

La casa di reclusione di Noto torna ad avere un reparto isolamento. Lo ha deciso il direttore dell’istituto, Andrea Calareso, a seguito dei comportamenti illeciti che alcuni detenuti continuano a tenere durante la detenzione. La misura si affianca alla perdita dei benefici sulla liberazione anticipata, alla sospensione dal lavoro e, nei casi più gravi, al trasferimento in altra struttura. Ad annunciarlo è l’Osapp — Organizzazione sindacale autonoma della Polizia Penitenziaria.

Il segnale è diretto soprattutto verso chi è stato trovato in possesso di telefoni cellulari o, peggio, di sostanze stupefacenti. Nelle scorse settimane l’istituto aveva già intensificato le perquisizioni straordinarie per bloccare l’ingresso di materiale illegale.

Sul fronte opposto, quello del reinserimento, la direzione ha avviato un ciclo di incontri culturali intitolato “L’arte della barberia all’Italiana”. Si tratta di cinque appuntamenti tematici condotti dal maestro barbiere Maurizio Cutrali, aperti ai detenuti a titolo completamente gratuito. Un’iniziativa che, nelle intenzioni della direzione, rientra in una visione più ampia del carcere come luogo di recupero attraverso il lavoro e il contatto con la società civile.

L’Osapp ha avanzato anche una proposta concreta al direttore Calareso: aprire un laboratorio di riparazione calzature che consenta ai detenuti di offrire un servizio utile alla cittadinanza, recuperando al tempo stesso un mestiere artigianale in via di estinzione. La direzione ha confermato di voler valutare seriamente l’idea. Non si tratta di un caso isolato: il sindacato ha già segnalato in precedenza altri progetti orientati al lavoro esterno per attività socialmente utili, con una retribuzione che si attesta intorno ai mille euro mensili e con il versamento regolare dei contributi previdenziali.

Sullo sfondo rimane però una questione strutturale che l’Osapp considera urgente: la casa di reclusione di Noto occupa un palazzo settecentesco che nel 1990, insieme alla vecchia casa circondariale di Siracusa, subì danni tali da rendere necessaria una nuova costruzione, mai realizzata per opposizione burocratica. Il sindacato chiede oggi al direttore di farsi promotore di un dialogo tra il Ministero della Giustizia, il DAP, il PRAP e il Comune di Noto per sbloccare la costruzione di un nuovo istituto penitenziario in città. Due le ragioni principali indicate: la collocazione urbana dell’edificio e il suo valore storico-architettonico, che rende complessa qualsiasi ipotesi di ampliamento o adeguamento funzionale.

La costruzione di nuovi istituti rientra del resto in un piano ministeriale che punta a ridurre il sovraffollamento e migliorare le condizioni di vita all’interno delle strutture. Noto, secondo l’Osapp, rappresenta un caso che potrebbe trovare soluzione con relativa rapidità, se le istituzioni coinvolte decidessero di muoversi nella stessa direzione.

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