Il primo cittadino si sfoga sui social puntando il dito contro le ingerenze dei vertici provinciali: “La democrazia non è un gioco, voglio solo finire le opere in cantiere e lasciare la guida nel 2027”
La tregua politica a Lentini è durata appena venti giorni. Dopo la recente bocciatura in Consiglio Comunale, lo spettro di una nuova mozione di sfiducia torna ad aleggiare sul Palazzo di Città.
A rompere il silenzio su questa “improvvisa accelerazione” è direttamente il sindaco Rosario Lo Faro, che attraverso i propri canali social ha pubblicato una lunga e amara riflessione, denunciando un clima politico che rischia di paralizzare l’Amministrazione a un solo anno dalla naturale scadenza del mandato.
Il nodo centrale dell’intervento del primo cittadino riguarda l’origine di questa nuova manovra politica. Secondo Lo Faro, la spinta non nascerebbe da un reale malcontento cittadino o da un dibattito interno al gruppo consiliare locale, ma sarebbe l’espressione di una prova di forza orchestrata dai vertici provinciali.
Il sindaco porta all’attenzione pubblica due elementi che, a suo dire, confermano questa tesi:
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Le espulsioni punitive: L’allontanamento drastico di quattro consiglieri comunali avvenuto subito dopo il fallimento della prima mozione. «Se davvero fosse stata una scelta pienamente locale, sarebbe difficile spiegare conseguenze così drastiche verso chi ha espresso una libera valutazione politica», sottolinea Lo Faro.
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Le pressioni esterne: La presenza quasi quotidiana in città del “massimo rappresentante politico provinciale di quella fazione” (l’On. Peppe Carta, ndr), a dimostrazione che il livello decisionale vada ben oltre il perimetro di Lentini.
«Questo alimenta la percezione di una politica che pretende di orientare scelte che riguardano Lentini senza misurarsi con i reali bisogni del territorio – accusa il sindaco –. La sensazione diffusa è che la bocciatura della prima mozione abbia provocato il bisogno di riaffermare il potere di decidere la vita o la morte di un’amministrazione».
Per sgombrare il campo da qualsiasi illazione legata all’attaccamento alla poltrona, Lo Faro ha approfittato del comunicato per fare un annuncio politico definitivo sul suo futuro.
«Per quanto mi riguarda, l’ho già detto con chiarezza: nel 2027 non intendo ricandidarmi». Il primo cittadino ribadisce di non essere mosso da ambizioni personali, ma dal dovere istituzionale di accompagnare Lentini fino alla fine del mandato. Un’interruzione anticipata, infatti, bloccherebbe opere e progetti che stanno entrando proprio ora nella fase decisiva di realizzazione.
Mandare a casa l’Amministrazione oggi significherebbe portare la città alle urne tra appena due mesi. Uno scenario che Lo Faro definisce dannoso per la democrazia locale: comprimerebbe il diritto dei cittadini a conoscere i programmi, valutare i futuri candidati e fare una scelta consapevole, alimentando ulteriormente il già preoccupante fenomeno dell’astensionismo.
«La democrazia non è soltanto votare – conclude il primo cittadino –. Continuerò a lavorare nell’esclusivo interesse della città, mosso soltanto dal dovere di difendere l’autonomia, la dignità e il diritto di Lentini di decidere da sola il proprio futuro».









