Fred Casadei, musicista romano ma pachinese d’adozione, partirà il 20 luglio per 20 tappe in 20 giorni. Tra limoneti profumati e tradizioni dimenticate
Mille 208 chilometri di puro amore su due ruote. Questa è la storia di Fred, un musicista romano che si è ritrovato quasi casualmente a Pachino e si è innamorato della Sicilia. Ha deciso prima di trasferirvisi e ora scelto di attraversarla tutta in bicicletta: 1.208 chilometri pedalata dopo pedalata, per cercare l’anima vera di quest’isola. Fred Casadei, contrabbassista romano di 55 anni – ma oramai pachinese d’adozione -, partirà il 20 luglio da Portopalo per un viaggio che sa di sfida personale e dichiarazione d’amore insieme.
Venti tappe, venti giorni, per tornare l’8 agosto. Ma non aspettatevi il solito giro tra monumenti celebrati e piazze affollate. Fred cercherà la Sicilia che resiste, quella che profuma di zagara lungo stradine dove non passa nessuno, quella delle mani di nonna Peppina che impastano busiate come cent’anni fa, quella dei mestieri antichi che rifiutano di arrendersi al tempo.
“L’idea nasce da due amori: quello per la bicicletta e quello per la Sicilia”, confessa con la semplicità di chi ha trovato la sua strada. “Voglio scoprire io stesso posti nuovi e farli conoscere in modo diverso. In bicicletta viaggi in un altro modo, senti gli odori, sei a contatto con l’aria, vedi cose che dall’auto ti perdi”.
La musica, poi la bici, sempre la Sicilia
La storia di Fred è intrecciata con questa terra da quando, a metà degli anni Ottanta, i suoi genitori si innamorarono di Marzamemi e decisero di mollare tutto. Roma, casa, lavoro. “Mio padre ha fatto una scelta radicale. Ci siamo trasferiti in Sicilia e lei mi ha conquistato. Mi sento molto più siciliano che romano, amo le persone, i tempi, anche i contro. Ma soprattutto amo questa terra”.
Nel mezzo, una carriera musicale da fare invidia: bassista e contrabbassista, ha fondato gli Aretuska con Roy Paci, suonato per più di dieci anni con lui, collaborato con Teresa De Sio, registrato una cinquantina di dischi. Con i Baustelle ha vissuto un’esperienza che ancora racconta con emozione. Spettacoli con con Battiato e Mauro Pagani, serate a Palermo con l’attrice Paola Pace.
Poi Torino, il matrimonio, due figli. E 15 anni fa, quando la macchina si ruppe e i soldi non bastavano per comprarne un’altra, la riscoperta della bicicletta. “Avevo una bici da città, da passeggio. Ho cominciato a usarla per spostarmi, per il lavoro, la spesa, qualsiasi cosa. E mi ha ripreso la voglia”.
Pedalare per sentire la vita
Nel 2015 Fred sceglie di tornare a Pachino, in cui si stabilisce definitivamente ed apre una scuola di musica. Ma decide anche di montare sulla due ruote per scoprire gli angoli più affascinanti del Val di Noto e delle coste siracusane e ragusane.
Oggi Fred si allena quattro volte a settimana, con una dedizione quasi monastica. Piove, non piove, fa freddo, fa caldo. “Ho dei giorni fissi, li rispetto. Lo prendo come un impegno verso me stesso”.
Ma il suo modo di vivere la bici è lontano anni luce dalle performance e dalle medie chilometriche. “Ho scoperto tempo fa una stradina verso Cava Carosello. Chilometri e chilometri di limoneto da una parte, aranceto dall’altra. Larga due metri, asfaltata, ma non ci passa mai nessuno. Mi fermo lì, raccolgo un’arancia, la mangio e respiro. Il mio ciclismo è questo”.
Venti giorni tra tesori dimenticati
Così ha deciso di praticare il suo ciclismo “slow” in tutta l’isola. Il percorso toccherà tutte le province, tappe tra i 60 e i 70 chilometri. Non troppo lunghe, spiega, perché l’obiettivo non è arrivare. “Mi serve il tempo per vedere, fotografare, parlare con le persone, scrivere, raccontare. Altrimenti che senso ha?”.
A Palermo, ad esempio, vuole portare i suoi follower al Museo dei Pupi dei Fratelli Cuticchio, dove Mimmo ha saputo modernizzare la tradizione senza tradirla. “Interviene lui stesso in scena, ci mette il cunto. È arte viva, che respira, che si evolve rimanendo se stessa”.
A Messina l’orologio astronomico che a mezzogiorno fa il suo carosello, come a Praga, ma che pochi conoscono. A Gela il Civico 111, spazio di arte contemporanea in una città che nessuno penserebbe di visitare per questo. A Cinisi il museo di Peppino Impastato, per non dimenticare.
“Faccio tappa anche a Taormina, Siracusa, Palermo. Ma è inutile mostrare il teatro greco o lo Stretto. Voglio arrivare dove c’è la Sicilia più vera, più reale, lontana dal turismo di massa. Voglio incontrare la nonna Peppina che ancora fa le busiate come sua nonna gliele ha insegnate. Voglio percorrere le strade secondarie, gli incontri veri”.
Viaggerà con attrezzatura bikepacking, tutto in sella, pernottando in bed and breakfast. Documenterà tutto attraverso il suo blog, Instagram, foto, video, dirette, storie. “Voglio far sentire i profumi, i suoni, le voci di questa terra. Voglio che chi mi segue capisca perché mi sono innamorato della Sicilia”.
Una sfida fisica, certo. Ma soprattutto un atto d’amore verso un’isola che lo ha accolto da ragazzo e non lo ha più lasciato andare.










