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Lettera al Direttore

Scuola, il caso della seconda lingua a Siracusa: «Spagnolo penalizzato, famiglie private della scelta»

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Lettera aperta degli insegnanti: “A Siracusa la scelta è solo sulla carta: si rischia di creare lingue di serie A e di serie B”

Una presunta scelta negata che sta sollevando un polverone tra le famiglie siracusane. Al centro della polemica c’è l’insegnamento dello spagnolo come seconda lingua comunitaria, un’opzione che, secondo quanto denunciato in una lettera aperta indirizzata al Direttore, starebbe subendo una progressiva e sistematica riduzione in favore del francese, nonostante l’alto numero di richieste.

Il problema non riguarderebbe un singolo istituto, ma l’intero assetto scolastico provinciale, dove il diritto delle famiglie a orientare il percorso formativo dei figli sembrerebbe scontrarsi con logiche organizzative che svuotano di significato la libertà educativa. «Negli ultimi anni, molte famiglie si sono trovate davanti a una scelta solo apparente: al momento dell’iscrizione possono indicare una preferenza, ma questa non sempre viene rispettata», si legge nel documento.

Lo spagnolo, lingua di rilevanza internazionale e tra le più parlate al mondo, risulterebbe a Siracusa “ridimensionato” rispetto a province limitrofe come Catania e Ragusa, dove la convivenza tra le lingue comunitarie appare più equilibrata. La denuncia punta il dito contro una gestione delle cattedre che penalizzerebbe i docenti di lingua iberica: «A Siracusa si registrano casi di cattedre di spagnolo trasformate in esterne per salvaguardare quelle di francese e classi non attivate anche in assenza di reali criticità».

Questa dinamica, che sembrerebbe derivare da orientamenti dell’Ufficio Scolastico Provinciale, creerebbe disparità evidenti anche nelle scuole superiori. Si segnalano casi di gruppi di spagnolo numerosi e disomogenei gestiti da un solo docente, mentre per il francese si manterrebbero classi ridotte con più insegnanti titolari.

Le conseguenze di questo squilibrio ricadono inevitabilmente sugli studenti, costretti a subire scelte imposte, e sui docenti, condannati alla precarietà. La lettera si conclude con una richiesta di trasparenza agli enti competenti: «Non si chiede un privilegio per lo spagnolo, ma pari dignità. Si chiede che venga attivato quando esiste una domanda reale e che le famiglie non siano costrette a cambiare scuola per vedere rispettata una scelta legittima».

Il sistema scolastico, in quanto luogo di pluralità, dovrebbe ampliare le opportunità anziché restringerle, garantendo che l’assegnazione della seconda lingua avvenga secondo criteri equi e rispettosi delle reali preferenze dei cittadini.

Di seguito il testo integrale della lettera:

“Egregio Direttore,

scrivo per richiamare l’attenzione su una questione che riguarda molte famiglie siracusane e che, a mio avviso, merita un confronto pubblico serio, trasparente e responsabile: la progressiva riduzione della possibilità di scegliere lo spagnolo come seconda lingua comunitaria nel percorso scolastico degli studenti.

Non si tratta di un problema circoscritto a un singolo istituto, né di una semplice questione organizzativa interna. È un tema più ampio, che coinvolge il diritto delle famiglie a orientare consapevolmente il percorso formativo dei propri figli, la pari dignità tra le lingue comunitarie e la capacità del sistema scolastico di rispondere realmente alle preferenze espresse.

Negli ultimi anni, molte famiglie si sono trovate davanti a una scelta solo apparente: al momento dell’iscrizione possono indicare una preferenza per la seconda lingua comunitaria, ma questa, nella pratica, non sempre viene rispettata. Accade così che, pur in presenza di richieste significative per lo spagnolo, non vengano attivate classi sufficienti o, in alcuni casi, non ne venga attivata alcuna.

Si crea così un evidente paradosso: la scelta esiste sulla carta, ma non nella realtà. E quando una scelta formalmente riconosciuta non trova attuazione concreta, il principio stesso della libertà educativa viene svuotato di significato.

Lo spagnolo è una lingua di grande rilevanza internazionale: tra le più parlate al mondo, ampiamente utilizzata negli scambi culturali, turistici e professionali, e percepita da molte famiglie come uno strumento concreto per il futuro dei propri figli. Risulta quindi difficile comprendere perché una lingua così richiesta debba essere progressivamente ridimensionata.

È importante chiarire che non si intende creare una contrapposizione tra spagnolo e francese. Ogni lingua ha valore e dignità. Tuttavia, la tutela di una disciplina non può avvenire attraverso la compressione sistematica di un’altra, soprattutto quando ciò incide direttamente sulle scelte delle famiglie e sulle aspettative degli studenti.

Colpisce, inoltre, come questa situazione sembri caratterizzare in modo particolare la provincia di Siracusa. In territori vicini, come Catania e Ragusa, le lingue comunitarie convivono senza squilibri evidenti. A Siracusa, invece, si registrano casi di cattedre di spagnolo trasformate in esterne per salvaguardare quelle di francese e classi non attivate anche in assenza di reali criticità.

Tale dinamica, per come viene percepita da famiglie e operatori del settore, sembrerebbe derivare da un orientamento dell’Ufficio Scolastico Provinciale che rischia di compromettere i principi di equilibrio e pluralità. Se la scuola deve garantire pari opportunità, non può consentire che una lingua venga sistematicamente penalizzata.

Il problema, inoltre, non si limita alla scuola secondaria di primo grado, ma prosegue anche nelle scuole superiori. Si segnalano situazioni in cui un solo docente di spagnolo gestisce gruppi numerosi e disomogenei, mentre per il francese sono presenti più docenti con classi ridotte. In altri casi, non vengono attivate classi di spagnolo nonostante la presenza di studenti interessati e docenti disponibili.

Se confermate, queste situazioni evidenziano una distribuzione non equilibrata delle risorse e delle opportunità formative, che finisce per relegare lo spagnolo a disciplina marginale.

Le conseguenze ricadono su tutti: sugli studenti e sulle famiglie, ai quali viene limitata la libertà di scelta; ma anche sui docenti di spagnolo, costretti a operare in condizioni di precarietà tra riduzioni orarie, cattedre esterne e rischio di esubero.

È comprensibile la necessità di tutelare la continuità didattica e le titolarità del personale. Tuttavia, tale tutela non può valere solo per alcune discipline. Diversamente, si crea una disparità di trattamento difficilmente giustificabile.

La scuola pubblica deve essere luogo di inclusione, pluralità e opportunità. Deve ampliare le possibilità, non restringerle. Deve accompagnare le scelte educative, non condizionarle indirettamente attraverso assetti organizzativi che rendono alcune opzioni residuali o impraticabili.

Per queste ragioni, appare necessario un intervento chiaro da parte degli enti competenti, affinché la formazione delle classi e l’assegnazione della seconda lingua comunitaria avvengano secondo criteri realmente equi, trasparenti e rispettosi delle preferenze delle famiglie.

Non si chiede un privilegio per lo spagnolo, ma pari dignità. Si chiede che venga attivato quando esiste una domanda reale e che le famiglie non siano costrette a cambiare scuola per vedere rispettata una scelta legittima.

Distinti saluti.”

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