Dopo il ritiro del piano della provincia di Palermo, l’associazione dei costruttori sollecita l’assessore Scarpinato a sospendere anche il decreto che nelle aree agricole a tutela 2 e 3 ferma autorizzazioni già rilasciate, lottizzazioni e opere comunali, dai cimiteri alle zone artigianali
L’Ance Sicilia, il Collegio regionale dei costruttori edili siciliani, chiede alla Regione di sospendere e rivedere le nuove norme di attuazione dei Piani paesaggistici. Secondo l’associazione, le regole fermano in tutta l’Isola iniziative già autorizzate nelle aree agricole a tutela 2 e 3 e coinvolgono anche altre zone previste dai piani regolatori comunali.
La richiesta arriva dopo la decisione dell’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, di ritirare il Piano paesaggistico della provincia di Palermo e di avviare un confronto con sindaci e parti sociali per arrivare a un testo condiviso. «L’Ance Sicilia esprime massima soddisfazione per una decisione fortemente auspicata da questa associazione», dichiara l’organizzazione, che per le stesse ragioni torna a domandare la sospensione delle norme, come già fatto il 13 luglio.
Le norme sono contenute nel decreto assessoriale numero 25 del 10 giugno, pubblicato il 26 giugno scorso. Il provvedimento modifica i Piani paesaggistici di tutte le province siciliane tranne Palermo, il cui piano, approvato nello stesso giorno con il decreto numero 24, conteneva gli stessi principi.
Cambiano i piani già approvati dalla Regione, cioè quelli di Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa e Trapani. Cambiano, con misure di tutela immediate, anche quelli soltanto adottati, cioè Catania, Enna e Messina. Le nuove linee guida, inoltre, incidono sui piani regolatori dei Comuni. Per l’Ance ne deriverà un freno molto forte allo sviluppo della Sicilia.
Ecco cosa cambia nelle aree agricole e a parco . Nelle aree a destinazione agricola o a parco, classificate a tutela 2 e 3, i nuovi vincoli impediscono ai Comuni di usare i terreni per scopi diversi, anche quando i loro piani regolatori lo prevedono. Ne sono interessati l’ampliamento di asili, scuole, campi sportivi, parcheggi, cimiteri e aree artigianali. Diventa complicato anche autorizzare stabilimenti produttivi e piccole abitazioni. L’associazione precisa che il principio pesa nello stesso modo sui piccoli centri di montagna e sulle città metropolitane.
Secondo l’Ance si bloccheranno i piani di lottizzazione la cui istruttoria è conclusa ma che non hanno ancora la convenzione con il Comune, gli interventi con autorizzazione paesaggistica e parere favorevole della Soprintendenza, i permessi di costruire in istruttoria già dotati del titolo paesaggistico, gli investimenti pubblici e privati già approvati dalla commissione regionale competente e le opere pubbliche in zona F.
Ci sono poi i terreni acquistati o promessi in vendita a un certo prezzo, sulla base di certificati di destinazione urbanistica che il decreto ora contraddice. Non potendo più ospitare opere compatibili, quei terreni perdono valore e chi ha agito in buona fede rischia di trovarsi in contenzioso.
L’Ance chiede “il ritiro del decreto numero 25, considerato il provvedimento centrale dal quale derivano i principi inseriti nel piano di Palermo”. “Sono proprio le conseguenze di quel piano – rendono noto dall’associazione costruttori edili – ricorda l’associazione, ad aver spinto l’assessore a ritirarlo senza attendere l’esito di eventuali ricorsi”.
In ogni caso chiede una norma transitoria che tuteli le autorizzazioni e i titoli già rilasciati, o in istruttoria con pareri favorevoli di Soprintendenze, commissione regionale ed enti locali, sulla base delle regole precedenti. Propone infine un incontro tecnico con Ance Sicilia, Anci Sicilia e i rappresentanti delle professioni tecniche per valutare modifiche al testo e definire la fase transitoria.




