Aggiornato al 02/03/2026 - 22:29
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L'analisi

Sanremo 2026, la rivincita dei sentimenti. Mons. Staglianò: “Manda in soffitta l’amore liquido”

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L’ex vescovo di Noto e attuale presidente della Pontificia Accademia di Teologia analizza i messaggi del Festival: “La rivincita di un amore che non ha paura di pronunciare la parola “eterno”

Un Festival che segna un vero e proprio cambio di paradigma culturale, mandando “in soffitta l’amore liquido” per celebrare la stabilità dei sentimenti. È una lettura profonda e attenta quella che Monsignor Antonio Staglianò, ex Vescovo di Noto e attuale presidente della Pontificia Accademia di Teologia, fa dell’edizione 2026 di Sanremo dalle pagine di Famiglia Cristiana.

Attraverso un’attenta analisi dei testi, il prelato evidenzia come la kermesse abbia segnato una netta inversione di tendenza rispetto al passato, quando a trionfare erano la precarietà e le relazioni provvisorie.

Il punto di partenza della riflessione è, naturalmente, il brano vincitore di Sal Da Vinci, Per sempre sì.

“È la rivincita di un amore che non ha paura di pronunciare la parola ‘eterno’ in un’epoca che vorrebbe tutto temporaneo, leggero, a bassa intensità emotiva – scrive Monsignor Staglianò –. In una società dove i legami si consumano come beni di consumo, un brano che canta la promessa matrimoniale come scelta consapevole e gioiosa diventa un atto controcorrente di straordinaria potenza”.

Un messaggio che, sottolinea Staglianò, si sposa perfettamente con il recente documento vaticano “Una caro. Elogio della monogamia”: “In un’epoca di relazioni liquide, cantare il matrimonio e la fedeltà diventa un atto di ribellione profetica”.

Il podio ideale: Arisa e Raf. L’analisi si sposta poi su altri due protagonisti del Festival, che per il Vescovo emerito di Noto avrebbero meritato di condividere il podio per la forza del loro messaggio. Di Arisa (Magica favola), Staglianò loda la scoperta dell’amore interiore: “Non è una semplice canzone d’amore, ma la scoperta che l’altro abita in noi come dono”. Parole di grande apprezzamento anche per Raf (Ora e per sempre), che canta un amore lungo trent’anni: “Versi che rovesciano la narrazione corrente, per cui il tempo sarebbe nemico dell’amore e il matrimonio la sua tomba. Qui il tempo non distrugge, scolpisce”.

Ma Sanremo 2026 non è stato solo romanticismo. Staglianò evidenzia come la musica non abbia “chiuso gli occhi davanti al dolore del mondo”, citando il brano di Ermal Meta dedicato a una bambina palestinese, le riflessioni di Dargen D’Amico sull’intelligenza artificiale (dove “l’umano resiste”) e l’inno all’uguaglianza del terzo classificato, Sayf.

Il messaggio finale che la kermesse lascia in eredità alle nuove generazioni è denso di speranza.

“Sanremo ci lascia in eredità questa speranza. Che l’amore vince. Che la fragilità è luogo di luce – conclude Monsignor Staglianò –. Che la musica, quando è vera, quando viene dal cuore e parla al cuore, può essere veicolo di grazia, anticipazione di quella gioia piena che tutti cerchiamo e che solo Dio può dare”.

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