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A Palazzolo Acreide la mostra “No Survivors”

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L’esposizione d’arte contemporanea a cura di Silvia Marzoli e Massimo Sgroi sarà inaugurata domenica 10 agosto alle ore 11.00 nello spazio San Sebastiano Contemporary/Casa Bramante

Sarà inaugurata domenica 10 agosto alle ore 11.00 a Palazzolo Acreide (Siracusa), presso lo spazio San Sebastiano Contemporary/Casa Bramante, la mostra d’arte contemporanea “No Survivors”. Il progetto, curato da Silvia Marzoli e Massimo Sgroi, affronta il tema della possibile sparizione dell’umano alla luce dell’inquinamento ambientale, delle guerre e della minaccia di un olocausto nucleare.

«E, se a Chernobyl la natura ha ripreso completamente il proprio ciclo facendo a meno della specie umana, la mostra indaga su una possibile distopia futura che riguarda l’intero habitat», si legge nel comunicato. L’esposizione rappresenta un grido di allarme che l’arte, intesa come funzione sociale, lancia al mondo affinché l’umanità stessa non entri nella modalità: NO SURVIVORS.

Alla mostra partecipano gli artisti Miltos Manetas, Davide Bramante, Simon Reilly, Franco Rasma, Federica Limongelli, Jean Michel Bihorel, Damiano Errico, Luca Granato, Gabriele Di Matteo, Anna Corcione e Francesca Cimmino.

Come sottolineano i curatori della collettiva: «In questa mostra abbiamo piegato il codice linguistico e segnico, appunto, della mostra rendendolo funzionale al progetto che, come una Gestalt, va al di là della sommatoria delle singole opere. Il progetto che contiene, nelle scatole cinesi dell’evento l’una dentro l’altra, la narrazione, la funzione estetica percettiva visuale e la concettualità stessa delle opere; come un sistema strutturato come la codificazione onion del programma Tor (per usare l’onnipresente linguaggio cibernetico) lascia libero lo spettatore di scendere dentro le profondità installative della mostra stessa fino a percepire, da sé, la terribile condizione che mette il pianeta Terra nella modalità: No Survivors».

«Quando la visione immaginifica del futuro si ribalta sul progetto a brevissimo termine, l’angoscia psichica dell’umano del terzo millennio prende il sopravvento sulla retorica della Bellezza. Più che salvare il mondo essa diventa estroflesso paesaggio del vuoto dell’anima sedimentando angosciosi strati della previsione della catastrofe, ciò che porterà il pianeta alla completa cancellazione della specie umana».

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