Questa sera, 17 agosto, la processione della Vara che Cianciani chiude l’Ottavario di San Sebastiano. Alle 21:00 il simulacro e il reliquiario del protettore attraverseranno le vie di Palazzolo
C’è un momento, a Palazzolo Acreide, in cui la festa di San Sebastiano sembra raccogliere dentro di sé la memoria di intere generazioni. È la sera del 17 agosto, quando, al termine dell’Ottavario, torna per le strade del centro ibleo la Vara che Cianciani, uno dei riti più caratteristici della devozione popolare palazzolese.
L’appuntamento è per questa sera, lunedì 17 agosto 2026, alle 21. Dalla Basilica di San Sebastiano usciranno il reliquiario e il simulacro del santo, portati a spalla dai devoti lungo le principali vie della città. La processione sarà accompagnata dai complessi bandistici “Akray Città di Palazzolo Acreide” e “Vito Cutello” di Chiaramonte Gulfi.
Che cos’è la Vara che Cianciani
Il nome deriva dai piccoli campanelli — in siciliano “cianciani” o “ciancianeddi” — che caratterizzano la struttura della vara. Si tratta di un fercolo più piccolo e leggero rispetto a quello utilizzato per la grande processione del santo, concepito proprio per rendere possibile una processione serale più agevole.
La sua storia risale agli anni Venti del Novecento. Il grande fercolo di San Sebastiano aveva infatti un peso considerevole: secondo la ricostruzione storica pubblicata dalla Basilica, il solo fercolo arrivava a circa 893 chilogrammi, ai quali si aggiungevano il peso delle travi, dei portatori e del simulacro, arrivando complessivamente a circa una tonnellata e mezza.
Fu così realizzata una nuova vara, più piccola e maneggevole, affidata alla famiglia Costa, artigiani e scultori particolarmente legati alla tradizione religiosa locale. La nuova struttura venne consegnata nel 1924.
La sua caratteristica più riconoscibile erano proprio le 24 campanelle, fissate al rivestimento del baldacchino, insieme ai cristalli che riflettevano le luci della sera. Da quel particolare nacque il nome popolare con cui la vara è ancora oggi conosciuta.
Una tradizione che ha attraversato il Novecento
La processione serale della “vara che cianciani” accompagnò per decenni la festa di San Sebastiano. Nel corso del tempo, tuttavia, la tradizione conobbe anche una fase di interruzione.
Nel 1955 il Comitato della Festa scelse infatti di utilizzare un carro capace di trasportare il grande fercolo, mentre la piccola vara rimase progressivamente ai margini delle celebrazioni. Negli anni Settanta venne sistemata sull’altare maggiore e successivamente custodita in un magazzino, fino a quando la tradizione venne recuperata in occasione del Giubileo del 2000.
Da allora la Vara che Cianciani è tornata a essere uno degli appuntamenti conclusivi della festa estiva di San Sebastiano, legandosi in maniera particolare alla sera dell’ottava.
Il programma di questa sera
L’appuntamento religioso inizierà alle 19, con la Santa Messa presieduta dal Sac. Luigi Salonia
Poi, alle 21:00, il momento più atteso: l’uscita della Vara che Cianciani, con il reliquiario e il simulacro di San Sebastiano portati a spalla dai devoti attraverso le principali vie di Palazzolo Acreide.
La serata proseguirà alle 22:30 in Piazza del Popolo con lo spettacolo musicale. Alle 23 spazio ai fuochi d’artificio della ditta Fuochi Chiarenza di Belpasso.
A chiudere definitivamente la festa sarà, alle 23.30, la Velata, il momento del saluto a San Sebastiano nel quale il simulacro viene nuovamente coperto.
La festa dell’ottava assume un tono più raccolto. Le luci della sera, le bande, il movimento della vara e la partecipazione dei devoti costruiscono un rito nel quale il passato continua a parlare al presente.
Per Palazzolo Acreide, la Vara che Cianciani è anche questo: una tradizione che ha rischiato di scomparire e che è stata recuperata per tornare a essere parte viva dell’identità cittadina.
E mentre il simulacro attraverserà ancora una volta le vie del centro storico, tra devozione e festa, si rinnoverà un appuntamento che appartiene non soltanto alla liturgia di San Sebastiano, ma alla memoria stessa della comunità palazzolese.
Una memoria fatta di campanelli, legno, luci, musica e spalle dei devoti. Una memoria che, questa sera, tornerà a camminare per le strade di Palazzolo Acreide.











