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Sanremo 2026, prima serata andata, calo di ascolti e assenza di “acuti”

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L’edizione del Sanremo 2026 di Carlo Conti, il “Carlo V”, parte senza particolari gioie ma con qualche dolore, a cominciare da un clamoroso refuso nella grafica

Trenta cantanti tutti in una sera sono troppi. Questo è il giudizio che sostanzialmente stampa, pubblico e critica sembrano condividere dopo aver assistito ad una maratona musicale, più che ad uno show, che ha condotto fino a notte fonda gli spettatori in TV e all’Ariston. Una scelta che dovrebbe premiare la musica – pur sempre la vera anima del Festival della Canzone Italiana – ma che sacrifica i momenti di spettacolo e varietà, volente o nolente gli intermezzi necessari per mantenere viva un po’ di attenzione, rompere la monotonia e cercare di dare uno slancio al piattume generale.

L’inizio è bello e dovuto però, con l’omaggio a Pippo Baudo, il simbolo stesso di Sanremo, un pezzo di Sicilia in Liguria che resterà indelebile. Brava ed emozionata Laura Pausini, ingiustamente attaccata ma oggettivamente con poco spazio nella serata, così come Can Yaman, a parte il momento della “reunion” dei Sandokan oggettivamente ben riuscito.

Le canzoni sono come il famoso “pesce ratto” del ragione Filini, per citare un altro genovese famoso come Paolo Villaggio, possono “piacere o non piacere”, ma sono lì e per un bel po’ saranno protagoniste – chi più, chi meno – della scena nazionale. La sensazione però è che siamo lontani dai fasti radiofonici di Amadeus, quando i pezzi sanremesi ce li trascinavamo tranquillamente fino all’estate.

Carlo Conti è sempre bravo a “normalizzare” e a recuperare qualunque tentativo di deviazione dalla linea programmata, è un timoniere d’eccellenza, ma forse ha fatto bene ad annunciare che questo sarà il suo ultimo festival, la stanchezza comincia a notarsi.

Per la prima volta dopo anni parliamo poi di un calo degli ascolti, 9 milioni 600mila, pari al 58% di share come media, rispetto ai 12 milioni 630mila telespettatori pari al 65,3% dello scorso anno. Come noto, il sistema di valutazione è cambiato proprio lo scorso anno, quindi paragoni precedenti non sarebbero “omogenei” nel campione. Resta il dato di circa 3 milioni di spettatori perduti, che comunque fa riflettere.

Segnaliamo poi da addetti ai lavori la clamorosa gaffe dei grafici del festival che, mentre sul palco c’era la lucidissima signora Gianna Pratesi di 105 anni, elettrice del 1946, hanno scritto “Repupplica” al posto di Repubblica, davvero incredibile.

Menzione di stima per il “tardissimo” dopofestival, una certezza nelle mani di Nicola Savino con i giusti tocchi di humor tra Federico Basso e Aurora Leone, speriamo infine che Valerio Lundini diventi una presenza fissa.

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