Aggiornato al 21/11/2020 - 08:31

Ma in fondo quello che preferiamo è “Un sabato italiano”

condividi news

[vc_row][vc_column][vc_video link=”https://youtu.be/hBoRH-nApBI”][vc_column_text]Perché il sabato non è che te lo giochi così. Non è a livello del lunedì, né tantomeno della domenica come frequenza nei titoli della canzoni, ma si difende bene, soprattutto in Italia. Nella musica internazionale, l’unica canzone che mi ricordo come fa che è “Saturday in the Park” dei Chicago; cioè ce ne sono tante altre ma io sono ignorante, sono per intenderci, chiacchiere e distintivo. Invece agli italiani il sabato nei titoli delle song piace assai, ne hanno cantato Jovanotti, Gaber e Vecchioni e, inutile tirarla per le lunghe, soprattutto Baglioni con la famosa “passerottononandarevia” e quel “Sabato pomeriggio” che ai sessantenni e non solo fa venire la nostalgia. 

(A proposito, mi sono preso una collera quando trasferitomi a Roma nel 2001 ho scoperto che avevano tolto la “lampada Osram davanti alla stazione” che c’era ai tempi della canzone e di quando io studiavo qui e ci davamo davvero appuntamento sotto la lampada Osram che si chiamava così perché c’era la scritta Osram grande per lungo).

Ma non divaghiamo. La song di oggi è altra, per me bellissima e disincantata e a suo modo struggente: “Un sabato italiano” di Sergio Caputo, swing retrò dal testo a mio avviso strepitoso. Poche citazioni:

“Malinconia latente nei momenti più felici /Abissi imperscrutabili le donne degli amici / E questa storia imprevedibile d’amore e dinamite / Mi rende tollerabile perfino la gastrite”.

“Il whisky mi ritorna su, divento letterario / ma perché non vai dal medico /  e che ci vado a fare / non voglio mica smettere di bere e di fumare”.

Alta filosofia esistenziale, Sartre era un dilettante.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Primo Piano

ULTIMA ORA

CULTURA

EVENTI

invia segnalazioni