E poi c’è la notte

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È di notte, ad occhi aperti, non riuscendo a prender sonno, che sfilano immagini che di giorno non si proporrebbero. Pensare a chi è passato senza avergli potuto dire altro o a chi non c’è più o c’è ma non si sa dove, ad un atto mancato, ad un rimorso o ad un rimpianto. Soli coi nostri pensieri e con qualche paura, mentre fuori la luna è la sola compagna attenta che aspetta. A volte vorremmo solo dormire, ma altre volte ci cattura il fluire di quei fotogrammi un po’ vissuti, un po’ inventati. Notti insonni parlano della vita e spesso ci restituiscono il suo senso. Non si può non pensare, a volte anche quando si dovrebbe dormire. Le immagini ad occhi aperti, la notte, sono come un collutorio per schiarirsi la voce. Ci schiariscono la mente. Sino al primo sole.

C’è un punto morto nella notte, dove fa più freddo e il buio è più nero; un punto in cui il tempo ha dimenticato la sera e l’alba non è ancora che una promessa: un luogo fondamentale, di paura e vertigine, di illuminazione e di intuizioni.

Non mi riferisco all’ansia che genera un’insonnia insopportabile e malsana, no; ma a quel dolce momento in cui il riposo ci consente di ascoltarci quasi inconsciamente. La mente libera viaggia e vive di vita propria, conduce per mano le riflessioni e le sagome sono più lievi.

Durante il giorno, i pensieri hanno forma e concretezza, ma rimangono ruvidi, legati alle quotidiane esigenze, alle contingenti scadenze.

C’è un punto, nella notte, in cui non siamo svegli, ma non stiamo nemmeno dormendo. Un luogo naturale di meditazione trascendentale, per nulla indotta né stimolata. Quel luogo e quel momento in cui i pensieri sono morbidi, malleabili e si adattano perfettamente, combaciano con i dubbi e suggeriscono le soluzioni.

Non si può raggiungere l’alba senza passare dalle voci della notte. E non si possono avere le migliori luci per l’intelletto senza passare dal buio.

Quante volte ho risolto i vuoti, fugato le nebbie del mio pensiero, colto l’essenza del dilemma, muovendomi in quel limbo del quasi razionale e del non proprio onirico.

La notte è magnifica per ascoltare e narrare le storie.

La notte è la dimostrazione che il giorno non è sufficiente. La notte sembra sapere di me.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo la notte.

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