La psicologia ci insegna che ciascuno di noi ha tre sfere.
La prima corrisponde allo spazio che si ricava aprendo le braccia e ruotando su sé stessi: vi teniamo fuori gli individui ai quali non siamo disposti a dare alcuna confidenza.
La seconda sfera è l’analogo spazio che si ricava aprendo solo gli avambracci, con i gomiti attaccati ai fianchi. È una sfera più piccola, dentro la quale lasciamo accedere un gruppo ristretto di conoscenti.
La terza sfera si disegna con il corpo, lasciando scendere le braccia. È lo spazio più intimo, quello che concediamo solo alle persone care.
La consapevolezza di queste sfere spiega il fastidio che proviamo di fronte a coloro che tentano di invadere lo spazio che non siamo disposti a concedere: quelle persone che ti devono parlare per forza a pochi centimetri dal naso, che ti toccano e che si intromettono.
Oggi, grazie al virus, quanto meno abbiamo delle norme che ci consentono educatamente, ma fermamente, di imporre agli invadenti di mantenere quelle distanze che con la semplice educazione essi non sono in grado di rispettare.
Insomma: uno sfanculamento legale, affinché il rispetto delle tre sfere psicologiche ci consenta di non farci rompere le due sfere fisiologiche.












